Borgo. Il “la” al Cd, il suo senso mica tanto nascosto, anzi, lo dà fin da subito il brano d’apertura: “Human rights”, diritti umani. Quelli spesso calpestati e negati ai migranti chiudendo frontiere e porti. Perché lui, l’autore di questo come di altri 18 pezzi, Joseph Jayslot, che ha appena compiuto 24 anni e che arriva dalla Nigeria, sa bene di cosa si tratta. Perché l’hip hop può chiamare in causa anche due suoi amici che dall’Italia volevano andare in Francia da Ventimiglia e furono respinti indietro brutalmente. E altre “tracce” musicali – reggaeton, reggae, afrobeat, dancehall, highlife e trap, generi che vanno per la maggiore tra i più giovani – raccontano della sua vita, del mondo delle frontiere e di chi se ne va da casa perché non ha possibilità, perché c’è la guerra o patisce la fame o le discriminazioni razziali, religiose, politiche. O tutte quante messe insieme.

Onde feroci del Mediterraneo

«Nonostante porti e frontiere siano spesso chiusi. Ed è uno sbaglio che va contro i diritti umani», commenta Joseph Jayslot che c’è passato, ha attraversato il Mediterraneo a bordo di un barcone, è stato male da non poterne più, sballottato da onde feroci, prima di arrivare in Sicilia e poi in Trentino dove ha ottenuto la protezione internazionale.

Il sogno e la fuga

Lo avevamo conosciuto in occasione della scorsa Giornata mondiale del rifugiato, qualche mese fa e ci aveva raccontato la sua storia. E confidato il desiderio di “comporre” un Cd. Di quando, nella sua città, Benin City (nel nord della Nigeria), oltre 1 milione e 400 mila abitanti, dentro casa, che abitava con la madre, aveva realizzato pezzo a pezzo uno studio di registrazione per coltivare le “corde migliori” che ha. Bruscamente interrotto, quel desiderio realizzatosi per un momento, a causa della fuga, i cui motivi aveva preferito non approfondire, «non era più aria», si era limitato a dire.

Il sogno è realtà

Ora, fresco di stampa, ecco qua “The first dimension” che sarà suonato sabato prossimo alla birreria Absolut di piazza Romani a Borgo Valsugana, l’appuntamento è a partire dalle 21, insieme ad altri rapper che arriveranno anche da fuori provincia. Tante basi musicali, ma anche piano e batteria, per un esordio, un disco (chiamiamolo così, come si diceva un tempo), autoprodotto nello studio messo su nell’appartamento preso in affitto in paese mettendoci i primi soldi guadagnati nell’azienda di Scurelle dove lavora da saldatore. E’ ostinato e tenace Joseph Jayslot. Quello studio aveva in testa e quello ha realizzato.

Trentino da tre anni

In Trentino ha trovato accoglienza, è qui da più di 3 anni. Quel sistema che il leghista Maurizio Fugatti, presidente della giunta provinciale, sta smantellando giorno dopo giorno, rifiutando anche i soldi che erano già in saccoccia per i progetti di integrazione. Un sistema che ha permesso a Jayslot, come a tanti altri, di “godere” di un’opportunità dopo aver attraversato il Sahara, dirigersi in Niger e da qui in Libia, per imbarcarsi. Con un diploma di scuola superiore in mano ma, soprattutto, il mestiere di saldatore imparato in Nigeria. Ha studiato ad Arco e poi ha seguito la sua strada. C’ha provato. Ha trovato lavoro e casa in Valsugana e inseguito una passione. Fare la sua musica e poterla suonare andando anche in giro per l’Italia e all’estero con un gruppo, gli “Stregoni”, progetto di musica migrante itinerante. Sabato in birreria sarà festa. Per tutti quelli che pensano, e sono tanti, per fortuna, che a volte non è vero che i sogni svaniscono all’alba. E che può capitare possano trasformarsi in realtà.