Paolo Costa nel nuovo volume «Dalla parte di Heidi. Pensare la montagna attraverso l’amore», edito dalla Bottega Errante (18 euro, 256 pagine), 

Davvero l’amore per la montagna è un’invenzione romantica?

L’alpinismo è una fiera della vanità tipicamente maschile? Che cosa dovrebbe prevalere fra i monti: la natura selvatica o il paesaggio addomesticato dall’operosità umana?

Stiamo assistendo a un rinascimento delle Terre alte o la loro decadenza è inarrestabile? Chi spera di trovare in montagna un’altra vita è soltanto un povero illuso?

E come la mettiamo col turismo? Esiste un turismo “buono” e uno “cattivo” o il turismo di massa non può che produrre desertificazione fisica e sociale?

A partire dai monti sorridenti di Heidi, passando per i boschi selvatici di Rigoni Stern, giungendo poi alle montagne crude di Cognetti, Costa prova a rispondere a queste e altre domande per raccontarci la funzione salvifica e rivelatrice della natura.

La ricerca dell’essenziale, le dimensioni recondite del tempo, il delicato equilibrio tra libertà e necessità. Dalla parte di Heidi ci mostra i passi da compiere per sconfiggere il più grande incubo dell’uomo moderno: un presente privo di futuro.

Paolo Costa (Milano, 1966), filosofo e saggista, è ricercatore della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Oltre ad avere curato, fra l’altro, l’edizione italiana di opere di Charles Darwin, Hannah Arendt, Charles Taylor, Martha Nussbaum, è l’autore di Un’idea di umanità (EDB 2007), La ragione e i suoi eccessi (Feltrinelli 2014) e La città post-secolare (Queriniana 2019; traduzione inglese 2022), L’arte dell’essenziale (Bottega Errante Edizioni). Da alcuni anni si occupa dei significati filosofici della montagna organizzando eventi e pubblicazioni che indagano il valore spirituale che molte persone attribuiscono oggi alla loro passione per le Terre alte.