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«Non scrivere troppo su di noi. I bianchi vanno sempre in giro con matita e taccuino come se non riuscissero a ricordare nulla e annotano un mucchio di cose insignificanti.
E quando tornano nei loro Paesi raccontano solo bugie su di noi mentre si dipingono da grandi eroi. Forse farai lo stesso anche tu e quando il pastore ci tradurrà quello che hai scritto, rideremo così forte da far rotolare giù le pietre dalle montagne. Dammi la tua matita, cancellerò tutto, tanto la maggior parte delle cose che hai scritto non è vera».
Si aprono con questa citazione del cacciatore Kutsikisoq in un dialogo riportato dallo zoologo danese Christian
Vibe le pagine del libro «Bagliore. Viaggio al limite estremo della Groenlandia» di Ilona Wiśniewska, ora edito in Italia da Iperborea (traduzione di Barbara Delfino, 288 pagine, 20 euro).
Il volume è un reportage sull’estremo Nord della Groenlandia e sul popolo che lo abita da secoli, gli inughuit, il gruppo di etnia Inuit più settentrionale del mondo, cacciatori e pescatori al centro della geopolitica mondiale ma dal futuro incerto.
Qaanaaq e Siorapaluk, gli ultimi avamposti abitati all’estremo Nord della Groenlandia: la meta di Wiśniewska, che vi arriva in autunno, tra guizzi di luce e iceberg galleggianti. Ad accoglierla c’è l’amico Kadduna, straniero adottato dagli inughuit, e una comunità di locali e danesi che nasconde tensioni secolari minacciata dal cambiamento climatico.
Un intero villaggio da conoscere e una cultura da scoprire, costretta a seguire il ritmo della natura vivendo di caccia e pesca e muovendosi in slitte trainate dai cani.
Ma anche luogo di dolore e perdita, spopolato dai frequenti suicidi e dall’emigrazione, che deve fare i conti con una burocrazia distante e le sue regole arbitrarie.
C’è Juaanna, pastora che ha perso la fede ma ha officiato il funerale della figlia; Michael e Aputsiaq, cacciatori di foche che temono il qivittoq, leggendaria figura a metà tra uomo e animale; ci sono Lone e Simigaq alla casa di riposo, che ricordano quando il ghiaccio era più spesso e la geopolitica spostava i popoli come pedine. Ma poi il sole tramonta per l’ultima volta e la notte polare addormenta la vita della comunità, costringe a adattarsi al vento gelido, rende il mattino «un accordo tra le parti».
Quella di Wiśniewska è un’immersione nel mondo inughuit e un viaggio sempre più a Nord, fino ai margini della mappa eurocentrica.
Ma chi viene da una cultura della parola scritta come può raccontare senza tradire un popolo che vive di mutevole instabilità, parla una lingua che varia da casa a casa e dopo secoli di sfruttamento è diventato geloso perfino delle sue storie? Con tatto e poesia, senza pregiudizi e stereotipi, «Bagliore» ritrae una terra e un popolo tanto nevralgici quanto trascurati, e il loro difficile futuro.
Ilona Wiśniewska è una scrittrice e fotografa polacca che vive in Norvegia. Da sempre interessata al Nord e alle sue molte sfaccettature, su cui ha scritto numerosi reportage, con Bagliore ha vinto il Grand Press Award ed è stata finalista ai due più importanti premi letterari polacchi, il Nike e il Ryszard Kapuściński.
[foto da Iperborea.com]
