Arriva in libreria una storia della Resistenza. Quella di Fulvio Ziliotto, giovane triestino amante della montagna, medico e partigiano.

Una vicenda ora ricostruita grazie una ricerca all'origine del volume «Ora tocca a me. Storie di Resistenza da Trieste alla Valgrande», firmato da Fabio Copiatti (Monte Rosa edizioni, 144 pagine, 17,50 euro).

Di origini ebraiche, perseguitato dal fascismo, Fulvio Ziliotto evade dal carcere e si unisce alla Resistenza in Valgrande, in Piemonte, nella attuale provincia del Verbano-Cusio-Ossola: viene ucciso a soli 24 anni in una imboscata durante il rastrellamento nazista sul Pizzo Marona.

Scriveva Copiatti in Fb tre mesi fa (nel posto da cui è tratta la foto qui sotto): «Fulvio in questi giorni di giugno, nel ‘44, raggiunse la Valgrande e poi il rifugio Cai del Pian Vadà, in alta Valle Intrasca, dove incontrò anche una ragazza, nome di battaglia “Darsett” (diciassette, gli anni che aveva la giovane Antonietta Chiovini, staffetta e infermiera partigiana), che lo ricorderà con immutato affetto per tutta la vita.

Al Vadà con i partigiani c’era anche il medico condotto di Falmenta, Piero Pinolini. Quando fu il momento di andare a prestare soccorso a un ferito, Ziliotto gli disse: “Dottore, son più giovane io, tocca a me”.
Queste sono le ultime parole di Fulvio giunte a noi e hanno ispirato il titolo del mio libro: “Ora tocca a me”».

Una storia toccante, che ricorda quella di molti giovanissimi e giovanissime che sacrificarono la propria vita per combattere i nazisti e i fascisti, anche quassù, sulle Dolomiti.

«Intragna - si legge nella presentazione del libro - è un piccolo borgo incastonato tra le montagne della Valgrande. Nel suo cimitero si trova la tomba di un giovanissimo partigiano triestino, Fulvio Ziliotto, e quella dei suoi genitori.

Da questa scoperta quasi casuale, Fabio Copiatti inizia un lungo lavoro di ricerca che lo porterà nella Trieste degli anni ‘30, quando Fulvio Ziliotto è un giovane pieno di vita, che ama la montagna e l’alpinismo, studia per diventare medico, coltiva amicizie profonde.

Ma le origini ebraiche della sua famiglia e l’ombra cupa del fascismo lo costringono a una rapida maturazione politica.

Evaso dal carcere di San Vittore dopo essere stato incarcerato come oppositore del regime, sceglie la via dei monti e si unisce alle formazioni partigiane.

A soli ventiquattro anni, il 17 giugno 1944, cade in un’imboscata nazista sul Pizzo Marona, nel Verbano, dove muore insieme a undici compagni.

Se l’episodio della strage nazifascista al Pizzo Marona è una pagina nota nella storia della Resistenza, almeno localmente, le vite dei singoli partigiani – di molti dei quali non venne trovato nemmeno il corpo – rischiano di perdersi nell’oblio.

Con questo libro Fabio Copiatti restituisce alla memoria collettiva la vita di questo giovane medico e il dramma indicibile dei suoi genitori, attraverso un viaggio che lega a doppio filo luoghi geograficamente lontani come Trieste e la Valgrande».

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Fabio Copiatti, nativo e innamorato della Valgrande (Vb), dal 2020 dimora felice al cospetto delle Dolomiti Bellunesi. Studia e divulga la cultura alpina, narrando storie di luoghi e genti. Per MonteRosa edizioni ha scritto Cicogna ultima Thule, In cammino dal lago Maggiore alla Val Grande (2020), A passo di vacca – Con Antonio Garoni, la guida alpina che tracciò il Sentiero Bove (2022), È questa casa mia – storie e racconti di Valgrande (2023) e Sul Pizzo Marona, Postille di storia e quattro racconti (2024).