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Una telefonata anonima alla questura di Bolzano – poche parole, appena comprensibili, tra cui un misterioso nomignolo – annuncia un omicidio in una località della val Passiria solo apparentemente amena.
Poche ore dopo, su un prato fiorito ai margini del bosco, viene rinvenuto il cadavere di un uomo, nudo e orribilmente mutilato.
Tutt’intorno una serie di reperti bizzarri ed enigmatici, che fanno pensare a un macabro rituale.
Davanti al commissario Grauner e al suo fido collega, l’ispettore napoletano Saltapepe, gli abitanti del paese si stringono in un silenzio su cui gravano antichi segreti e paure mai sopite.
È l'inizio del romanzo giallo «La Venere dei boschi. Un'indagine del commissario Grauner» dell'autore altoatesino Lenz Koppelstätter - (edizioni Alphabeta, 288 pagine, 20 euro, traduzione dal tedesco di Giovanna Ianeselli).
Il titolo del romanzo è presto spiegato: un eccentrico esperto d’arte rivela però una sorprendente coincidenza: la scena del delitto richiama un dipinto di Botticelli, la Venere dei boschi, custodito nei depositi degli Uffizi e precedentemente trafugato dai nazisti.
Tra cunicoli di miniere abbandonate, oscuri traffici di opere d’arte e inestinguibili rancori, l’indagine porta alla luce un’inquietante verità, in cui riaffiora una lunga scia di intrighi e intimidazioni. E un assassino che è sul punto di colpire ancora.
L’Alto Adige oscuro, tra delitti e misteri torna dunque in questo nuovo episodio della serie di romanzi gialli ambientati nelle valli sudtirolesi.
