Una distopia ecofemminista sul fascino della natura, sull’importanza della libertà e sulla forza della ribellione.

L'autrice rappresenta una delle autrici più profonde della letteratura canadese, Gabrielle Filteau-Chiba, e il libro si intitola «Le riforestatrici» (384 pagine, 20 euro), edizione italiana pubblicata ieri, 23 settembre, da Iperborea, con traduzione di Luciana Cisbani.

La scrittrice, attivista ecofemminista, che dopo la vita e il lavoro in città, a Montreal, ha scelto di trasferirsi in un'area naturale, riprende nelle proprie opere così come nell'impegno civile, il filo delle lotte e delle riflessioni nel solco del profondo pensiero ecologista, troppo spesso messo ai margini nelle dinamiche sociali e di potere contemporanee.
E sottolinea che un suo primario riferimento storico e filosofico è il celebre autore americano Henry David Thoreau, le cui pagine di "Walden o vita nei boschi" sono note a molti, se non altro per le citazioni cinematografiche del filosofo ottocentesco fra gli apripista del pensiero e dell'azione ambientalisti e nonviolenti, che ha scritto altre opere fondamentali, quali il saggio Disobbedienza civile. 

Gabrielle Filteau-Chiba ci ricorda l'urgenza di agire con radicalità per una necessaria ricomposizione della frattura dolorosa e dannosa fra gli umani e il resto della natura.

Si legge nella presentazione del volume «Le riforestatrici»: «Un mondo in cui l’apocalisse climatica è già avvenuta, una dittatura che controlla le nascite, un microchip sottopelle a ogni cittadino: questa è l’unica realtà che la quindicenne Thalie conosce, la vita di città che condivide con il padre.

La madre, Sandrine, è tanto misteriosa quanto affascinante: quasi sempre assente, è una riforestatrice e tutti gli anni parte per il Nord per ripiantare alberi nei terreni desertificati dagli incendi.

Finché un’estate Thalie ha l’occasione di seguirla, scoprendo una comunità di donne segnate da un passato doloroso, ma unite da una sorellanza incrollabile: Fäy, Miranda, Samaya, Raquel, Sandrine stessa, che insieme hanno scelto di servire la natura, in aperta ribellione contro uno stato opprimente, ognuna reinventandosi dopo il crollo del mondo di prima.

In una quotidianità scandita da riti arcaici e cicli lunari, dove c’è chi custodisce una biblioteca di libri proibiti, chi cura i frutteti, chi raccoglie erbe medicinali, Thalie scopre una vita più libera, l’amore, il richiamo della natura.

E spera di non dover più tornare in città. Ma come si trasforma una ribellione in rivoluzione? È la domanda che da vent’anni si pongono Sandrine e le altre.

Come radici, le vicende dei personaggi di questa storia si intrecciano nei decenni portando alla luce una rete di traumi sepolti, genealogie nascoste, sacrifici e scelte coraggiose.

Gabrielle Filteau-Chiba costruisce un romanzo corale ecofemminista che in un crescendo di tensione abbraccia tre generazioni di donne impegnate in un’unica battaglia: per difendere l’ambiente e rivendicare la loro libertà, nel corpo e nel pensiero».

Romanziera, poeta e attivista canadese, Gabrielle Filteau-Chiba nel 2013 si è trasferita in una capanna di legno vicino a Kamouraska, in Québec, dove ha trascorso anni nel profondo della foresta, senza acqua corrente, elettricità e connessione internet.

Tradotta in otto lingue, la sua trilogia di Kamouraska (La terra che ci scorre nelle vene, Prede e Nella tana) è in fase di adattamento cinematografico. Le riforestatrici è il suo nuovo romanzo.

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