TRENTO. «C'è la totale solidarietà da parte di chi ha vissuto una situazione simile in Trentino». Ad affermarlo è il vicepresidente della Provincia Alessandro Olivi, a proposito dell'Embraco, azienda del gruppo Whirlpool di Riva di Chieri (Torino). In Trentino infatti la Whirlpool ha chiuso con una procedura partita nel 2013 lo stabilimento di Spini, riconvertito negli ultimi anni in una nuova azienda. Fuori dalla Whirlpool erano restati in oltre 600 e, dopo gli ammortizzatori sociali, sono oltre 200 a lavorare nella nuova ditta, la Vetri Speciali.

«I numeri dei licenziamenti erano analoghi - ricorda Olivi, che ha seguito la vicenda personalmente - e la Provincia aveva un'interlocuzione diretta, perché anni prima aveva acquistato l'immobile (con un lease-back, ndr). Con i sindacati impose una trattativa sul territorio. Furono decisioni difficili e si discusse se trasferire la questione al ministero dello Sviluppo economico. Ci prendemmo la responsabilità di fare pesare dal territorio il fiato sul collo all'azienda, così strappammo un accordo. Riuscimmo ad avere anche la cassa integrazione straordinaria per due anni, andando al ministero per modificarne la durata, che era prevista in un anno, e imponemmo subito alla Whirlpool l'impegno della riconversione industriale. Oggi, pur con persone rimaste fuori, più di 200 lavorano lì». «Ho apprezzato per l'Embraco - sottolinea l'assessore - la chiarezza e la nitidezza del ministro Carlo Calenda, perché le multinazionali non possono agire come se i governi nazionali e locali fossero solo degli ingombri».

«Dico di non scoraggiarsi - conclude - alla Whirlpool a Trento abbiamo discusso giorni e notti e in certi momenti non pareva sufficiente, ma siamo riusciti a farli stare al tavolo fino a un accordo».