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TRENTO. Franco Pistolato è uno dei “guru” del calcio trentino. è stato uno dei primi tecnici trentini a dotarsi di uno staff numeroso («sono sempre dell’idea che sei – otto occhi vedono molto meglio di due») e, pur avendo un carattere “fumantino” sul terreno di gioco, è amato dai suoi calciatori e anche dagli avversari. «È vero – ammette – in panchina mi scaldo, ma per il resto l’esperienza mi ha portato a modificare il mio modo di pormi con la squadra. Negli spogliatoi, ad esempio, alzare la voce al giorno d’oggi serve a poco, meglio affidarsi all'ironia e al dialogo. E con i giovani bisogna cercare di essere propositivi nel dialogo: “bastonarli” non credo sia il modo migliore per motivarli, anzi. Meglio parlarci, mangiarci assieme una pizza con l'obiettivo di costruire un rapporto maturo. Non sempre ci si riesce ma perché non provarci?».
In trent’anni da allenatore ne ha viste di tutti i colori e, soprattutto, ha allenato un numero incredibile di giocatori. Il quesito è inevitabile: chi è il più forte calciatore che ha allenato? «Oddio, questa è una domanda da un milione di dollari – se la ride Franco – Posso fare tre nomi di giocatori che ho avuto la fortuna di avere nelle mie squadre e che, secondo me, avrebbero potuto fare molta più strada e giocare anche tra i professionisti. Andrea Cicuttini, che aveva una forza fisica e una potenza fuori dal comune, Marco Tanel, fantasista con i piedi fantastici e dai grandissimi colpi – e di questi giocatori se ne vedono sempre meno sui campi, aggiunge – e Toni De Sangro, che è rimasto “invischiato” nel calcio trentino ma per qualità e intelligenza calcistica, avrebbe meritato ben altri lidi»
Stefania è partita una quindicina di anni fa. Civezzano, Alta Valsugana, Ata Trento, Trentino Volley Rosa, Bergamo, Reggio Emilia e Rovigo prima del ritorno a casa. E, allora, la domanda sorge spontanea: chi è il miglior tecnico con cui ha lavorato? «Sono due – confida – ovvero Alessandro Zucchelli, che mi ha plasmato tecnicamente ai tempi dell'Alta Valsugana e mi ha insegnato tantissimo, e poi Stefano Lavarini, con cui ho lavorato ai tempi di Bergamo. Io giocavo in B1, lui era il nostro coach: già si vedeva che era bravissimo e, infatti, oggi allena la prima squadra della Foppapedretti in serie A1».
Il rientro a casa è stato quasi obbligato («soprattutto per curarmi al meglio, anche se Rovigo mi aveva confermato») ma, se si presentasse l'occasione, direbbe sì a un’altra esperienza fuori regione o, addirittura, all'estero? «Quest’estate una proposta dalla Francia è arrivata – racconta – il Saint Raphael, società che milita in serie A, si era fatta avanti ma io ero infortunata e, dunque, non ho potuto nemmeno prendere in considerazione la cosa. Adesso come adesso la mia priorità è lo studio (è iscritta alla facoltà di Economia e Commercio di Reggio Emilia: lezioni online e poi scende per gli esami, ndr), ma in futuro mai dire mai. Stare fuori casa non è stato semplice, soprattutto all’inizio, però sino ad ora tutte le esperienze sono state positive».
Il fisico ora è a posto, la voglia di tornare ad essere protagonista è tantissima, ma in un domani (molto lontano) Stefania Pistolato farà l'allenatrice? «Non ci penso ancora – conclude – però non mi dispiacerebbe lavorare in ambito giovanile e poter insegnare la tecnica alle ragazzine che muovono i primi passi nella pallavolo».

