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Alto Garda. Nella polemica relativa all’impatto ambientale dell’apertura della galleria Adige Garda, interviene con uno studio specifico a firma del professor Piccolroaz che di fatto assolve lo scolmatore a danno del fiume Sarca unico immissario del lago di Garda.
I dati sono stati raccolti dal Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica del dipartimento di Trento in occasione della tempesta Ciaràm che ha colpito l’Alto Garda tra il 30 ed il 4 novembre dello scorso anno evidenziando vari aspetti. In primo luogo l’acqua arrivata nel Garda dalla galleria nelle 7 ore della recente apertura è stata 3,6 milioni di metri cubi, imparagonabili ai 37 arrivati dal
Sarca, rapportabili ad un 10% dei volumi complessivi. Nello studio si evidenzia anche come l’acqua della galleria sia filtrata da una griglia all’ingresso dotata di quattro paratoie con luce a battente che ne bloccano i detriti; mentre per il Sarca si può solo intervenire solo in un secondo tempo con delle reti di contenimento.
La riflessione di Angelo Cresco presidente dell’Azienda gardesana Servizi di Peschiera: “Perché i trentini non depurano meglio le acque dell’Adige così che, se immesse nel Garda, non portano tutti quei problemi o inquinanti di cui oggi siamo alla ricerca? Stessa cosa vale per il Sarca, visto che è stato additato come il fiume che porta più legni, tronchi e materiale vario nel lago? Vengono depurate quelle acque? Non voglio mettere in dubbio l’autonomia della Provincia, ma non capisco perché il Trentino si senta estraneo ai problemi del Garda. Perché faccia tutto da solo senza sedersi mai ad un tavolo di confronto con Lombardia e Veneto. Le acque del Garda sono anche nostre, visto che il bacino del Garda è unico e di valenza nazionale. E poi ci sono paesi come Brenzone, Torri, Garda, San Zeno di Montagna,
ma anche altri che l’acqua del Garda la bevono”.
