Arriva dal Coordinamento interregionale per la tutela del lago di Garda la richiesta di affidarne la gestione ad un’unica autorità sulla falsa riga di quando è in atto per il lago di Costanza con la Commissione internazionale per la protezione del lago.

Il Coordinamento è composto da 42 associazioni ambientaliste e territoriali attive nelle province di Brescia, Verona, Mantova e Trento. Il testo è già stato presentato sia al ministero dell’ambiente che alle regioni ed alle province che si affacciano sul Garda.

Sandro Sutti del Tavolo del Mincio: «Non si può più gestire il lago in settori e secondo interessi locali. Serve un cambio di registro, un cambio di rotta».

Una posizione condivisa con la convinzione che la frammentazione delle competenze tra regioni, province, Ato (ambito territoriale ottimale per la gestione integrata delle risorse idriche e la depurazione), gestori e organismi diversi avrebbe prodotto negli anni interventi parziali e spesso scollegati tra loro.

Nel mirino delle associazioni finisce anche la Comunità del Garda che «nulla ha fatto – ha affermato Sutti – perché l'interesse del lago fosse gestito in maniera unitaria. Lo stato delle cose dimostra cosa non ha fatto la Comunità del Garda in questi anni».

Critiche condivise anche da Enrico Corradi degli Amici del Golfo di Salò, che ha accusato la Comunità di essersi occupata soprattutto degli aspetti legati allo sfruttamento turistico ed economico del lago, senza affrontarne adeguatamente le criticità ambientali.

Nella richiesta è contenuta anche la critica al sistema fognario gardesano ormai inadeguato rispetto ai carichi generati dall'urbanizzazione e dalla pressione turistica.

Molte reti sarebbero sottodimensionate, caratterizzate dalla presenza di fognature miste e da numerosi sfioratori che, durante gli eventi meteorologici più intensi, scaricano reflui non trattati direttamente nel lago. Tra i punti contestati il progetto del nuovo depuratore della sponda bresciana con sbocco nel fiume Chiese.

«Si è scelto il Chiese senza attendere le risultanze dello studio sullo stato ecologico del fiume voluto dalla stessa Regione Lombardia», ha detto Sergio Aurora del presidio 9 agosto, quando  il Chiese si trova già in una condizione di fragilità ambientale e non dovrebbe ricevere reflui provenienti da un bacino idrografico diverso.