Un censimento completo della fauna ittica del lago di Garda: lo coordina l'Università dell'Insubria in collaborazione con le Regioni Veneto e Lombardia e la Provincia di Trento.

Scopo del progetto scientifico, che avrà una durata di 30 mesi e costerà 570 mila euro, è la tutela e la gestione sostenibile della pesca nel lago. Il progetto utilizza tecniche innovative come l'analisi del dna ambientale accanto a metodi tradizionali come pescate mensili e rilevazioni biologiche per svolgere le analisi.

Il progetto nasce soprattutto dal calo di pesci registrato nel lago, come evidenziano i dati del settore della pesca professionale. Le cause sono cambiamenti dell'habitat con la perdita di sponde naturali a causa della cementificazione delle rive, luogo di ripopolamento, ma anche specie estremamente invasive come il pesce siluro.

Sono 13 le specie di interesse ittico tra cui agone e coregone, che sono le più delicate. «Sull'80% del totale pescato nel Garda - spiega un articolo su Bresciaoggi - nel 2020 la quota annuale pescata (da pescatori professionisti) per questa specie era pari a circa 56.000 kg., nel 2021 la diminuzione a 45.000 kg,. Per il trend al ribasso è proseguito nel 2022 a 31.000 kg, nel 2023 a 23.000 kg, diminuendo poi drasticamente in questa stagione a 12.000 kg. Anche l'Agone (la sardina) sta calando e non è mai stata una specie oggetto di ripopolamento: dal 2022 ad oggi la flessione è stata oltre del 50%, da circa 6500 kg a 3000 kg di pescato».

Vi è anche un progetto parallelo triennalesarà redatto uno studio sulla biomassa ittica basata sulle indicazioni fornite dal Cnr con l’obiettivo di evitare i condizionamenti delle singole categorie interessate alla pesca lacustre.

Lo studio era previsto dal documento redatto dal Tavolo di lavoro interregionale coordinato dalla Comunità del Garda di Salò al quale hanno preso parte i rappresentanti delle regioni Lombardia, Veneto e Trentino che aveva come tema l’habitat pesca e ittiofauna.

La proposta arriva da Pietro Volta biologo e ittiologo del Cnr che avuto l’approvazione sia del Trentino che del Veneto, mentre il parere della Lombardia arriverà solo dopo la conclusione delle ormai prossime votazioni.

I risultati saranno resi noti nel corso del 2026, per avere un quadro sufficientemente chiaro di quanto si può trovare sotto acqua. I risultati saranno funzionali alla valutazione di alcuni importanti interventi sulla fauna ittica come le immissioni e le quote di prelievo.