Sabato 20 giugno, alle 17 in piazza Serenissima a Salò, il Coordinamento interregionale per la tutela del Garda unitamente ad altre realtà associative ambientaliste manifesterà «a difesa dello straordinario territorio, delle sue coste, del suo entroterra collinare e delle sue sue falesie: tutto questo è stato ed è oggetto di profondi e pericolosi cambiamenti».

Su quello che viene definito «uno scempio ambientale», interviene anche Benaco Guardians che è un movimento spontaneo di conservazione acquatica per il Garda: «Quello che si sta consumando lungo le falesie dell'alto lago non è un semplice cantiere, ma una ferita profonda inferta a un ecosistema millenario. Non solo il versante occidentale, ma anche il versante medio e alto orientale stanno subendo lo stesso destino.

Lo scenario è desolante, un paradiso di biodiversità straordinaria che viene sacrificato in nome di un’opera pericolosa e impattante: la Ciclovia del Garda.

Il progetto prevede l'installazione di invasive passerelle a sbalzo, ancorate direttamente alle falesie rocciose, e massicci interventi di messa in sicurezza delle pareti sovrastanti la statale che ne snaturano l'essenza stessa. Un ecocidio ingegneristico».

La realtà, aggiungono, è fatta dalla scomparsa dei cipressi secolari lungo la Gardesana, abbattuti per far spazio a cemento e acciaio.

La roccia del Ponale che svettava orgogliosa e selvaggia, oggi è nascosta dietro alle reti di contenimento e barriere che soffocano il paesaggio in nome di una «mitigazione del rischio» che «appare come un paradosso inaccettabile, trasformando un santuario naturale in un freddo corridoio artificiale.

Con un investimento pubblico complessivo di 95,4 milioni di euro per 5 chilometri di percorso. Questa cifra mostruosa, 17mila euro al metro, è giustificata ufficialmente dall'estrema difficoltà tecnica e dalla pericolosità delle pareti, che richiedono interventi ingegneristici estremi per strappare ciclabilità a una montagna naturale».

Il punto di non ritorno, sempre secondo Benaco Giardians, si tocca nella Val di Gola, riserva lacuale protetta dove i materiali di cantiere sono stati «accumulati pericolosamente sui versanti», a un passo dallo specchio d'acqua.

«È uno sfregio irreversibile - prosegue il gruppo - che mette a rischio l'equilibrio idrogeologico di una zona fragilissima.

La biodiversità, un tempo sovrana in questi anfratti inaccessibili, viene schiacciata e violentata dai detriti e dall'inquinamento, mentre la roccia instabile trema sotto il peso di un intervento innaturale che sta sfigurando per sempre il volto del Garda».