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TRENTO. Vincente, mediaticamente effervescente e con i capelli grigi. Ma non chiamatelo Mourinho!
Roberto Cortese è l’uomo-copertina della Fersina leader regionale di questo avvio di Serie D. La neopromossa è imbattuta e il 44enne tecnico bolzanino – insegnante di educazione fisica alla scuola alberghiera Riz di Merano, già bomber di Virtus Don Bosco, Laives, Ultimo e Bolzano e allenatore di Terlano, Rappresentativa Alto Adige, Ora, Virtus, Berretti del Südtirol e Salorno – tira un sospiro di sollievo. «Sì – dice Cortese – perché qualche settimana fa ero preoccupato. Siamo partiti in ritardo con la formazione del gruppo e siamo stati al completo poco prima del via del campionato. Cinque punti ovviamente non contano nulla, ma contro il Voghera ho visto nei ragazzi un atteggiamento davvero positivo».
Peraltro, con un gran numero di giocatori trentini.
«Il gruppo è al 75% quello dell’anno scorso. Se ne sono andati in 3/4 e ne abbiamo dovuti ingaggiare 5/6, perché il roster in Serie D dev’essere più nutrito. La squadra è frutto della scelta che abbiamo fatto alla fine dello scorso campionato: cambiare tutto ed allenarci al pomeriggio o confermare il gruppo e continuare ad allenarci la sera? Cambiare mi sembrava una follia e poi questi ragazzi si sono meritati la conferma: sono calciatori da Serie D».
Lei ha detto: gioco sempre per vincere, altrimenti me ne starei a casa. È così?
«Voi giornalisti esagerate sempre, ma il concetto è un po’ quello. Questa è una squadra che dà il meglio se va in campo per vincere. E poi, anche a livello personale, non riesco a pensare di giocare per un pareggio...».
Un po’ alla Mourihno?
«Anche a questo proposito avete esagerato voi giornalisti, l’anno scorso mi avete dipinto come un presuntuoso, ho i capelli grigi e il paragone è venuto automatico. Invece, chi mi conosce sa che non sono affatto così. Mourihno è un grande allenatore, ma non mi piace come si pone».
Qual è il suo modulo tattico ideale?
«Quello che fa girare meglio i calciatori che ho a disposizione. Parto dal 4-3-3, ma adotto anche il 4-3-1-2 e il 4-2-3-1, cambio anche nel corso della stessa stagione».
Qual è stato il tecnico dal quale ha imparato di più?
«L’unico che mi ha proposto qualcosa di diverso dal solito copione è stato Marco Visentin, che portò l’Ultimo fino all’Eccellenza (allora Promozione). Mi ha fatto vedere il calcio in un altro modo, ci faceva divertire con la palla».
E il grande allenatore al quale si ispira, invece?
«Tutti quelli che fanno giocare, alla Guardiola. Uno in particolare non ce l’ho».
È già stato a Coverciano?
«No».
Ci andrà?
«Quest’anno ho fatto la domanda per il patentino di seconda (quello che abilita per allenare fino in Serie B, ndr), ma ho sbagliato la data d’invio e quindi è arrivata troppo tardi. Ci riproverò l’anno prossimo».
Quindi, l’ambizione di allenare nel calcio che conta c’è.
«Ovviamente, quella ce l’hanno tutti».
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