CANAZEI. Ci sono sport e sport. Quelli di fatica però sono davvero speciali e gratificanti, e quando a praticarli sono “ragazzi” non più giovani sono ancora più gratificanti.

Quando si parla di sport di fatica scorrendo le classifiche ci sono alcuni cognomi “fissi”. Anche ieri ne abbiamo notati due, atleti di vecchia data: Silvano Berlanda (Team Futura) classe 1953, e Valerio Lorenz (Bogn da Nia), classe 1961.

Silvano Berlanda ha lo sport nelle vene. Ha iniziato la sua carriera di atleta della fatica nella seconda metà degli anni ’80 con le 24 ore di fondo. Ne ha fatte un sacco, centrando anche il record nel 1993. E con lo skiroll non scherza, ma si diletta anche con la mtb, la bici da strada e con le scarpette. Gara ideale per lui la Trirace Dolomites. È in pensione da 4 anni, si allena tutti i giorni e in un anno partecipa ad una cinquantina di gare oltre ad una ventina solo di sci di fondo, e nel suo palmares vanta oltre 35 Marcialonga. In famiglia c’è una forte “rivalità” col figlio Alessio, campione dello skiroll, «che sul Cermis ho battuto sonoramente» sottolinea Silvano, e se la ride Giuliana, la moglie che ad ogni gara è li ad incitarlo e fare assistenza.

Valerio Lorenz ci dice con schiettezza e col sorriso sulle labbra: «Faccio gare da circa 30 anni, ho iniziato nell’88 con gli sci d’alpinismo. Faccio solo sport di fatica, ho una certa età e lo sport di fatica è più bello e soddisfacente, quindi skyrace, scialpinismo, ho anche partecipato alla Marcialonga una decina di volte. Sono un imprenditore che si divide fra lavoro, Croce Rossa, vigili del fuoco e sport, ma si arriva a fare tutto perché lo sport ti aiuta a scaricare tutte le tensioni giornaliere. Fra le gare più belle la Sellaronda e la Skyrace d’estate, le più faticose il Mezzalama e la Patrouille de Glaciers. Gareggerò fino a quando ne sarò capace, mi alleno la sera dopo lavoro, faccio corsa, bici con il frontalino, d’inverno con gli sci d’alpinismo quasi tutte le sere».

Non c’è bisogno di molto altro: ieri Berlanda 19°, Lorenz 26°. Ovviamente nell’individuale, non c’erano dubbi.