TRENTO. Quarantaquattro anni dopo Franco Nones, fratello della nonna materna Anna Maria, Nicola Morandini ha deciso di seguire il percorso che portò il campione della Val di Fiemme al successo intermnazionale. L’estate scorsa ha lasciato la natìa Castello e la Guardia di Finanza per correre con il Team Coop, specializzarsi nelle lunghe distanze e stabilirsi a Vålådalen, villaggio svedese di appena 23 anime situato 750 km a nord di Stoccolma, dove lo stesso Nones si trasferì nel 1967, prima dello storico trionfo dei Giochi olimpici invernali di Grenoble. Destinazione molto ambita anche oggi, perché le condizioni meteorologiche permettono di sciare a quote molto basse (200 metri sul livello del mare). A Vålådalen, infatti, Nicola ha incontrato il nuovo compagno di squadra Oskar Svärd, il vincitore della Coppa del Mondo Matthias Fredriksson e Jerry Ahrlin, che ha inserito per ben tre volte il suo nome nell’albo d’oro della Marcialonga. Il primo sogno del 28enne fiemmese, figlio dell’istruttore nazionale di sci di fondo Sergio Morandini, è proprio vincere la gara di casa. Lo abbiamo contattato in Svezia per i lettori del Trentino.

Com’è nato il suo contatto con la squadra svedese?

Alla fine della passata stagione, parlando con Franco Nones del mio futuro sportivo, abbiamo deciso di provare a contattare il Team Coop (ex Team Exspirit), per sapere se c’era la possibilità di effettuare i miei allenamenti estivi assieme a loro, per cercare di migliorare e arricchire il mio bagaglio atletico. Da cosa è nata cosa, ed eccomi qui.

Quanto peso ha avuto la figura di Nones?

Sicuramente Franco ha avuto un ruolo fondamentale in questa scelta, dato che lui nei paesi scandinavi è considerato ancora un mito dopo il suo oro olimpico di Grenoble 1968. Lui conosce moltissime persone in questo settore e sa dove andare e come comportarsi con i nordici, poi parla quasi perfettamente la lingua, avendo sposato una svedese.

E lei cerca di ripercorrere la strada dello zio Franco, vero?

Sicuramente sapere che Franco aveva fatto questo grande passo e sapere di potermi allenare con i migliori atleti delle lunghe distanze è stato per me un grande stimolo per intraprendere questa esperienza personale.

Ha lasciato la Guardia di Finanza ed ha anche un po’ girato le spalle alla Fisi. Sono state separazioni traumatiche?

Devo ringraziare il Gruppo Sportivo della Guardia di Finanza, che con un’aspettativa mi ha permesso di coronare questo sogno. Per quanto riguarda la Fisi non posso dire come sarebbe andata, visto che la mia scelta ha preceduto l’uscita dei quadri tecnici per la stagione 2012-2013.

Come sono andati i primi mesi di allenamento?

Molto bene, sono riuscito ad allenarmi con tranquillità e precisione, grazie ad un gruppo molto affiatato e competente. Ho incrementato il lavoro rispetto alla stagione scorsa focalizzando la preparazione sulla tecnica classica (la mia preferita) e sulla doppia spinta, movimento usato per anche alla Marcialonga. Qui a Vålådalen, oltre alla serietà e alla precisione nel lavoro, ho trovato uno staff tecnico molto competente, ma soprattutto internazionale, caratteristica molto importante. Siamo seguiti negli allenamenti e nelle trasferte, studiate per farci viaggiare il meno possibile e farci trovare tutto pronto senza alcuno stress da parte nostra. Nella mi avventura c’è anche un po’ di Italia, perché siamo seguiti dallo staff Nones Sport per i materiali, dagli skiroll Globulo Nero a preparatori come Stefano Girardi. Per i programmi di allenamento possiamo contare su Livio Zerbini, giovane e competente allenatore di Trento, nonché mio grande amico fin da quando eravamo bambini, quando gareggiavamo nei circuiti regionali assieme, e su Torstein Driverns, allenatore norvegese di Lillehammer. Ma in allenamento l’esperienza di Oscar Svärd, vincitore di tre Vasloppet e della Marcialonga è insostituibile.

Com’è il suo rapporto con gli scandinavi? E con le scandinave?

Molto bello e tranquillo, mi sono subito inserito perfettamente, ho qualche difficoltà con la loro lingua ma piano piano inizio a capire. Comunque tutti loro sanno perfettamente l’inglese e quindi ci capiamo. Per quanto riguarda le scandinave, vi racconterò più avanti ...

Cosa le manca di casa? Come si mangia in Svezia.

Sicuramente per un ragazzo come me, che per 28 anni ha vissuto con la sua famiglia, non è stato facile prendere la valigia e andare, mi manca la mia quotidianità, ma sono arrivato in un gruppo che adesso come adesso posso definire la mia seconda famiglia e i miei familiari sono contenti della mia scelta, quindi nessun rimorso e avanti così. Certo il cibo è differente, ma non si mangia male, anzi. Mi sto adattando anche a questo, sempre però con il pensiero alle ottime cene italiane.

Obiettivo Marcialonga?

Il mio obiettivo per la prossima stagione è sicuramente cercare di far bene alla Marcialonga, ma sono realista, la concorrenza è sempre più grande e sempre più agguerrita, se i risultati non dovessero arrivare, niente paura, questa è un’esperienza di vita molto importante che mi sta arricchendo su molti fronti.

Gli Aukland, visti da vicino, sono più battibili?

Sono atleti molto forti ma sono persone normali anche loro. Mi sto allenando più o meno come loro e, se devo dire la verità, sento le braccia quasi pronte per dargli filo da torcere. Ne riparliamo l’ultima domenica di gennaio a Cavalese...

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