TRENTO. Il successo organizzativo dell’Universiade invernale Trentino 2013 è un fatto. Il bilancio sarà stilato solo oggi, dopo l’ultima gara, ma noi lo abbiamo già chiesto a Ubaldo Prucker, gardenese, ex campione e tecnico del biathlon azzurro, che all’Universiade riveste il ruolo di responsabile gare. Ed ha ricoperto un ruolo analogo all’Olimpiade di Torino 2006.

Prucker, è andata meglio di quanto si immaginasse.

Assolutamente sì, molto meglio di quanto tanti credessero, se non altro perché abbiamo organizzato tutto in poco più di un anno. Una cosa è certa: gli atleti sono più che soddisfatti e questo è quello che conta.

Alla vigilia, però, qualche perplessità c’era.

Sì, è vero. Noi sapevamo di poter contare su staff professionali come quelli di Lago di Tesero, Predazzo e Pozza di Fassa. Mi preoccupava un po’ di più Passo San Pellegrino, ma più che altro per il meteo. Pergine, invece, aveva organizzato solo manifestazioni di livello inferiore e i delegati Fisu e Iihf ci hanno chiesto modifiche dell’ultimo minuto, ma lo staff di Roberta Bergamo è stato molto efficiente. Lo stesso discorso vale per il Bondone, dove mancava una vera struttura organizzativa, ma Maurizio Brandalise e Franz Perini hanno saputo creare un buon gruppo. A Baselga di Pinè, per il curling, abbiamo avuto qualche problema, ma non a causa nostra. Altrove è andato tutto bene: forse è mancato un po’ il pubblico: avremmo dovuto pubblicizzare maggiormente i nostri eventi, ma ci mancava il tempo. E il successo avuto in tv è il dato più importante.

Qual è stato il momento più bello?

Quello me lo aspetto domani. Abbiamo assegnato tutte le medaglie senza un ritardo, senza spostamenti di gare, senza che un solo atleta fosse assente, questa è la cosa più bella. Ma io attendo la fine dell’ultima gara per stilare il bilancio, voglio che siano assegnate tutte le medaglie. Alle Universiadi è sempre saltata qualche gara, qui a Trentino 2013, pur tra mille difficoltà, non ne abbiamo persa nemmeno una. Grazie soprattutto ai nostri volontari.

Sappiamo che avete ricevuto tanti complimenti per i campi di gara. Per quali, in particolare?

Per tutti, senza distinzione. Anche sul Monte Bondone, dove appunto lo staff andava completamente creato, abbiamo organizzato un evento di livello mondiale. Qualche palazzo del ghiaccio andava aggiornato, a Trento invece abbiamo raggiunto il massimo livello. E la pista di Baselga di Pinè, per quanto all’aperto, ha fatto registrare record universitari.

Lei ha svolto anche alle Olimpiadi un ruolo analogo a quello che ricopre all’Universiade invernale Trentino 2013. Quindi le chiediamo quanto più difficile sia organizzare un evento come i Giochi.

È molto più facile, perché in occasione di un’Olimpiade si può contare su un budget importante, mentre a Trentino 2013 abbiamo fatto tutto con quello che c’era. E poi c’è un altro fattore importantissimo, il tempo: qui abbiamo fatto tutto in poco più di un anno.

Quindi, lei ritiene che il Trentino (magari assieme all’Alto Adige) abbia le carte in regola per ambire all’organizzazione di un’Olimpiade invernale?

Certo. In Corea, nel 2018, ci saranno strutture da mille e una notte, ma la cosa più importante sono i campi di gara, quello che gli atleti si attendono. E noi abbiamo le piste e gli impianti migliori del mondo.

@mauridigiangiac

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