BUENOS AIRES. Le speranze si sono spente. L'alpinista italiano Corrado Pesce, travolto venerdì 28 gennaio da una valanga di pietre e sassi su una difficile parete del Cerro Torre in Patagonia, "non può più essere vivo".

Lo ha assicurato all'ANSA Carolina Codó, medico argentino e responsabile del Centro dei soccorsi alpini di El Chaltén. "Abbiamo potuto solo oggi (30 gennaio) ingrandire le immagini di un drone volato venerdì mattina nella zona dell'incidente. Si vede il corpo di Pesce scivolato 50 metri sotto la piattaforma dove aveva passato la notte con un compagno argentino. A quell'altezza, e senza protezione adeguata, la morte per ipotermia arriva dopo massimo due ore", ha spiegato la responsabile. 

Le speranze erano ridotte a un lumicino, come testimoniato dal messaggio sui social della sorella di Corrado: “Non riesco a crederci, hai portato via una parte di tutti noi”.