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Il Tribunale civile di Verona apre una nuova strada nell’ambito del diritto di famiglia, applicando con decisione una norma introdotta dalla riforma Cartabia del 2022. Per la prima volta, i giudici hanno sanzionato d’ufficio – cioè anche in assenza di richiesta da parte dell’altro genitore – due casi di violazione delle disposizioni su mantenimento e diritto di visita dei figli, imponendo multe giornaliere fino a 200 euro per ogni giorno di inadempienza.
Nel primo caso, un padre si è rifiutato di versare i 300 euro mensili stabiliti per il mantenimento dei figli, sostenendo di vantare crediti verso l’ex moglie per spese sostenute in precedenza. Ma, come sottolinea il giudice Massimo Vaccari, tali presunte compensazioni non erano documentate e, comunque, non giustificavano la disapplicazione dell’ordinanza dell’11 febbraio. Di qui la decisione di applicare l’articolo 473-bis.39 del Codice di procedura civile, introdotto dalla riforma Cartabia, fissando una sanzione di 100 euro per ogni giorno di ritardo. Il provvedimento ha sortito effetto: dopo cinque giorni di penalità, l’uomo ha regolarizzato i pagamenti.
Ben più complesso il secondo caso: una madre, contravvenendo a un’ordinanza di settembre 2024, ha portato il figlio all’estero e continua a impedirne l’incontro con il padre, nonostante una sentenza del gennaio 2025 del tribunale straniero imponga il rimpatrio del minore. Già condannata a un risarcimento di 3.000 euro per danni al padre, ora la donna è stata sanzionata con 200 euro al giorno fino al rispetto dell’ordinanza di collocamento presso il padre.
Si tratta di una svolta significativa nell’applicazione delle misure coercitive indirette, previste da tempo ma finora raramente utilizzate d’ufficio. Con la riforma Cartabia, dal febbraio 2023 i giudici possono infatti intervenire direttamente in caso di gravi inadempienze che danneggiano i minori, senza attendere l’iniziativa della parte lesa.
L’obiettivo è chiaro: garantire maggiore efficacia e tempestività nell’attuazione delle decisioni giudiziarie in ambito familiare, tutelando prioritariamente l’interesse dei figli. Resta ora da capire se questo approccio sarà adottato anche da altri tribunali italiani.
