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Trento. Ostentava ottimismo il ministro dell’Economia e delle Finanza Giovanni Tria al suo arrivo ieri a Trento. Assediato dai giornalisti che lo attendevano di fronte all’ufficio del governatore Fugatti ha dato subito la notizia presto rimbalzata su tutti i siti: «Non faremo una manovra aggiuntiva, le cose stanno andando per il verso giusto. La lettera dell’Europa sul debito? Risponderemo spiegando cos’è accaduto, ma siamo tranquilli».
Il dibattito al Sociale
Dopo un breve (e rassicurante) colloquio con il governatore Maurizio Fugatti, l’assessore Achille Spinelli e il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti («la flat tax? Non toccherà il bilancio della Provincia»), il ministro si è spostato al Teatro Sociale per il dibattito con l’economista francese Oliver Blanchard moderato dal giornalista Ferdinando Giugliano.
Sollecitato di nuovo sulla lettera dell’Europa, Tria ha specificato che il mancato raggiungimento dell’obiettivo di debito 2018 per cui la Ue chiede chiarimenti è stato legato «al forte rallentamento subito dall’economia europea l’anno scorso». Per quanto riguarda il 2019, invece, «noi prevediamo che l'obiettivo di deficit possa essere anche inferiore a quello scritto come previsione nell'ultimo Def, senza alcuna manovra», vale a dire il 2,4%.
Aumenti dell’Iva?
Uno dei temi che preoccupano maggiormente gli investitori (ma anche i cittadini) è il possibile aumento dell’Iva a fine anno. Su questo punto - alla domanda se preferirebbe tagliare la spesa, sforare con il deficit o, appunto, aumentare l’Iva - Tria non si è nascosto: «Me lo chiedono sempre ed è ormai noto da dieci anni, per averlo scritto più volte anche in passato, che io sono un sostenitore del riequilibrio della pressione fiscale, spostando gradualmente il prelievo da diretto a indiretto. Prima di ragionare su questi temi, tuttavia, bisognerebbe fare un quadro complessivo di quale sia il livello di imposizione fiscale, quale gettito vogliamo e infine come vogliamo modulare questo gettito. Ma si tratta - ha concluso Tria - di ragionamenti astratti visto che questo governo non è favorevole all’aumento dell’Iva».
No alla riduzione del debito
Tria e Blanchard (a lungo capo economista del Fondo monetario internazionale) ieri si sono trovati d’accordo su molte questioni, ma su una - in particolare - hanno dimostrato di avere una particolare sintonia: l’inutilità (almeno oggi) di accelerare troppo sulla riduzione del debito. «La situazione economica oggi è sostenibile - ha affermato Blanchard - quindi non è urgente ridurre l’indebitamento. Il consolidamento fiscale c’è già stato, ma è comunque necessario per l’Italia evitare scelte economiche o dichiarazioni che possano spaventare gli investitori». Tria si è schierato sulla stessa lunghezza d’onda: «Non possiamo accelerare troppo andando verso la riduzione del debito. Se ci avventurassimo in un rapido consolidamento non avremmo risorse per gli investimenti poiché la crescita è ancora troppo lenta, sia in Italia che in Europa. Il problema comune è la crescita e soprattutto la mancanza di un coordinamento fra politiche monetarie e politiche fiscali dei vari Stati».
Paralisi in Europa
Né Tria né Blanchard, su quest’ultimo aspetto, si sono detti molti ottimisti: «In questo momento l’Europa è paralizzata sulle decisioni, altro che sovranismi» - ha attaccato Tria. Con Blanchard che ha rincarato la dose: «Il cambiamento delle normative fiscali europee è necessario. L’austerità fiscale ha prodotto una massiccia riduzione degli investimenti pubblici, è stata una catastrofe. Ora andrebbe ridata agli Stati una certa libertà di manovra sotto il profilo fiscale». Un altro aspetto su cui i due economisti hanno trovato un’intesa ieri sul palco del Sociale è stato quello relativo agli aiuti di Stato. Il riferimento è alle banche in crisi: «Alcuni aiuti dovrebbero essere ammessi - ha spiegato Tria - perché potrebbero risolvere problemi tutto sommato contenuti e poi ridare slancio all’economia. Ci vuole più discrezionalità e pragmatismo, basta con i piloti automatici». Concetti sottoscritti anche da Blanchard: «Bene gli stress test per evitare i rischi maggiori, ma alcuni problemi di media gravità potrebbero essere gestiti dagli Stati».
Niente azioni Fiat
Tria ha escluso l’acquisto di azioni Fiat nella vicenda Renault («non ne vedo il motivo»), e sul prossimo presidente della Bce ha concluso: «Spero abbia un profilo come quello di Draghi, poi poco importa se sarà tedesco, france o finlandese».
Il dibattito al Sociale
Dopo un breve (e rassicurante) colloquio con il governatore Maurizio Fugatti, l’assessore Achille Spinelli e il direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti («la flat tax? Non toccherà il bilancio della Provincia»), il ministro si è spostato al Teatro Sociale per il dibattito con l’economista francese Oliver Blanchard moderato dal giornalista Ferdinando Giugliano.
Sollecitato di nuovo sulla lettera dell’Europa, Tria ha specificato che il mancato raggiungimento dell’obiettivo di debito 2018 per cui la Ue chiede chiarimenti è stato legato «al forte rallentamento subito dall’economia europea l’anno scorso». Per quanto riguarda il 2019, invece, «noi prevediamo che l'obiettivo di deficit possa essere anche inferiore a quello scritto come previsione nell'ultimo Def, senza alcuna manovra», vale a dire il 2,4%.
Aumenti dell’Iva?
Uno dei temi che preoccupano maggiormente gli investitori (ma anche i cittadini) è il possibile aumento dell’Iva a fine anno. Su questo punto - alla domanda se preferirebbe tagliare la spesa, sforare con il deficit o, appunto, aumentare l’Iva - Tria non si è nascosto: «Me lo chiedono sempre ed è ormai noto da dieci anni, per averlo scritto più volte anche in passato, che io sono un sostenitore del riequilibrio della pressione fiscale, spostando gradualmente il prelievo da diretto a indiretto. Prima di ragionare su questi temi, tuttavia, bisognerebbe fare un quadro complessivo di quale sia il livello di imposizione fiscale, quale gettito vogliamo e infine come vogliamo modulare questo gettito. Ma si tratta - ha concluso Tria - di ragionamenti astratti visto che questo governo non è favorevole all’aumento dell’Iva».
No alla riduzione del debito
Tria e Blanchard (a lungo capo economista del Fondo monetario internazionale) ieri si sono trovati d’accordo su molte questioni, ma su una - in particolare - hanno dimostrato di avere una particolare sintonia: l’inutilità (almeno oggi) di accelerare troppo sulla riduzione del debito. «La situazione economica oggi è sostenibile - ha affermato Blanchard - quindi non è urgente ridurre l’indebitamento. Il consolidamento fiscale c’è già stato, ma è comunque necessario per l’Italia evitare scelte economiche o dichiarazioni che possano spaventare gli investitori». Tria si è schierato sulla stessa lunghezza d’onda: «Non possiamo accelerare troppo andando verso la riduzione del debito. Se ci avventurassimo in un rapido consolidamento non avremmo risorse per gli investimenti poiché la crescita è ancora troppo lenta, sia in Italia che in Europa. Il problema comune è la crescita e soprattutto la mancanza di un coordinamento fra politiche monetarie e politiche fiscali dei vari Stati».
Paralisi in Europa
Né Tria né Blanchard, su quest’ultimo aspetto, si sono detti molti ottimisti: «In questo momento l’Europa è paralizzata sulle decisioni, altro che sovranismi» - ha attaccato Tria. Con Blanchard che ha rincarato la dose: «Il cambiamento delle normative fiscali europee è necessario. L’austerità fiscale ha prodotto una massiccia riduzione degli investimenti pubblici, è stata una catastrofe. Ora andrebbe ridata agli Stati una certa libertà di manovra sotto il profilo fiscale». Un altro aspetto su cui i due economisti hanno trovato un’intesa ieri sul palco del Sociale è stato quello relativo agli aiuti di Stato. Il riferimento è alle banche in crisi: «Alcuni aiuti dovrebbero essere ammessi - ha spiegato Tria - perché potrebbero risolvere problemi tutto sommato contenuti e poi ridare slancio all’economia. Ci vuole più discrezionalità e pragmatismo, basta con i piloti automatici». Concetti sottoscritti anche da Blanchard: «Bene gli stress test per evitare i rischi maggiori, ma alcuni problemi di media gravità potrebbero essere gestiti dagli Stati».
Niente azioni Fiat
Tria ha escluso l’acquisto di azioni Fiat nella vicenda Renault («non ne vedo il motivo»), e sul prossimo presidente della Bce ha concluso: «Spero abbia un profilo come quello di Draghi, poi poco importa se sarà tedesco, france o finlandese».
