TRENTO. Un passo avanti (a Cremona), uno indietro (con Cantù) e un altro avanti (con Varese). Per la serie: costanza mia non ti conosco. Già, le ultime tre gare dell’Aquila sono proprio questo, la negazione della costanza di rendimento. O l’elogio degli alti e bassi, delle contraddizioni, del fare e disfare. La fotografia di una squadra dalle grandi potenzialità che non riesce a trovare il reale bandolo della matassa. Di un gruppo che, però, contro Varese ha mostrato di essere squadra. E questo è un dato decisamente positivo. E dunque partiamo da questo.

Sei giocatori in doppia cifra sono un dato lusinghiero. Significa che la distribuzione di compiti e responsabilità è risultata equilibrata. E dato da segno più è anche la lotta a rimbalzo vinta, anche se di misura (41 a 39), con un Gomes da 11 carambole e una “spazzolata” al ferro che lui solo sa come ha fatto a estrarre dal cilindro delle magie del basket. E nota più che buona, e migliore della serata, è la difesa del primo tempo con appena 26 punti concessi a Varese (poi 71 alla fine). Segno questo ulteriore della compattezza del gruppo che, quando c’è da tirar fuori le unghie, sa graffiare. Che lo abbia fatto dopo lo smarrimento improvviso palesato contro Cantù (97 punti concessi: davvero troppi) è segnale di capacità di reazione. E qui non va passata sotto silenzio la prova maiuscola di capitan Forray che ha spalleggiato l’immenso Beto («È il pilastro sul quale costruiamo la nostra casa», aveva detto settimane fa il saggio vice coach Lele Molin. Noi aggiungiamo: a quando il rinnovo di un giocatore che è cuore, anima e forza della squadra al pari del capitano?) sui due lati del campo riuscendo pure a uscire da uno 0 su 3 da oltre l’arco (1° tempo) a uno spaziale 4 su 5 da tre (2° tempo) riuscendo a mascherare le magagne altrui. E qui entriamo nelle note dolenti che la vittoria ha un po’ mascherato.

Il tiro da tre è stato salvato da Beto e Toto (50% entrambi), ma per il resto sono state lacrime con Flaccadori e Marble entrambi da 1 su 6 (16,7%!!!). C’è poi l’enigma del 3° quarto, nel quale l’Aquila riesce con preoccupante costanza a giocare, quando va bene, male. Anche ieri lo ha perso 15-24 rimettendo in gioco una partita che aveva in mano. E visto che non è la prima volta che accade, ma è cosa che si ripete al limite del vizio, qualcosa che non va nei 15’ minuti di pausa tra 1° e 2° tempo c’è. E pensare che la promozione in A1 Buscaglia l’aveva costruita su terzi quarti terrificanti per qualsiasi avversario. In fatto di enigmi c’è poi Mian: è stato preso per tirare e non c’è gioco pensato per fargli fare quel che sa fare e così poi scalda la panchina. Infine, il caso Hogue. Ha forza e determinazione da vendere, sa andare oltre i propri limiti, ma continua a fare falli assurdi facendosi poi saltare i nervi, mettendo in difficoltà la squadra. E questo con una continuità della quale la Dolomiti Energia non ha bisogno. È ben altra, la continuità che i “Buscaglia Boys” vanno cercando.

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