TRENTO. Arriva una “stangata” inaspettata e, per certi versi, assurda. Sei mesi di squalifica al presidente del Levico Terme Sandro Beretta, 1.000 euro di multa per la società gialloblù, due mesi di stop per il difensore trentino Mirko Stefani (cosa c'entra con il Levico? Lo scoprirete a breve) e 10mila euro di sanzione per il professionista trentino, attualmente in forza al Real Vicenza in Seconda Divisione.

Cosa è successo? È presto detto. Nel mese di marzo 2013 il calciatore valsuganotto Mirko Stefani, all'epoca dei fatti squalificato nell'ambito dell'inchiesta sul Calcioscommesse e in attesa della decisione del Tnas (che, ad aprile, avrebbe poi ridotto da 4 anni a 13 mesi la squalifica, derubricando il reato da illecito sportivo ad omessa denuncia, ndr), collabora con la squadra Allievi del Levico Terme. Il suo impegno è ovviamente limitato ad un paio di allenamenti settimanali, durante i quali Stefani collabora con il tecnico gialloblù Alberto Pradi. Niente di scandaloso, considerato che il tecnico juventino Antonio Conte, mentre scontava la propria squalifica, dirigeva regolarmente gli allenamenti della prima squadra bianconera salvo non potersi accomodare in panchina in occasione delle gare ufficiali.

Alla Figc di Trento, che segnala immediatamente la vicenda alla Procura Federale, arriva una segnalazione anonima che spiega che Stefani svolge il ruolo di allenatore (o tecnico in seconda, ma cambia poco) nonostante debba scontare una squalifica. Partono le indagini, gli 007 federali si mettono in moto e il 29enne di Grigno viene fotografato mentre assiste (in borghese) dalla tribuna ad un paio di partite della squadra Allievi del Levico Terme (nella fattispecie Villazzano – Levico Terme e Oltrefersina – Levico Terme). Il passo successivo è il deferimento del presidente termale Sandro Beretta, di Mirko Stefani, di Luigi Ochner (dirigente accompagnatore della squadra Allievi termale) e del Levico Terme “per violazione dei doveri di lealtà, correttezza e proibità di cui all'articolo 1 comma 1 del Cgs da parte del signor Stefani, con responsabilità diretta e oggettiva ai sensi dell'articolo 4 e 2 del Cgs da parte del Levico Terme”. Il rischio concreto è che l'affare diventi troppo grosso: Stefani preferisce patteggiare immediatamente per evitare ulteriori complicazioni. Risultato? 10 mila euro di multa (sì avete letto bene, 10 mila) e due mesi di squalifica, mentre il Levico Terme decide di andare sino in fondo. E, allora, Beretta si becca 6 mesi di inibizione, Luigi Ochner viene fermato per un mese e alla società viene comminata una multa di 1000 euro.

«E' una vicenda grottesca, fuori da ogni logica – commenta lo stesso Beretta – La condanna è basata sul nulla e mi chiedo come sia stato possibile arrivare a simili decisioni da parte della Commissione Disciplinare Territoriale. Stefani è venuto al Levico Terme a marzo per dare una mano, quando gli impegni personali glielo permettevano, al tecnico degli Allievi di cui, tra l'altro, è amico. In occasione delle partita “incriminate” si è accomodato in tribuna in mezzo ai genitori degli atleti e ha assistito al match come un qualsiasi spettatori. Pensate che, in occasione della sfida Villazzano – Levico Terme, lui ha raggiunto il campo verso le ore 10, ovvero poco prima dell'inizio della gara. Un allenatore, o comunque un responsabile della squadra, non sarebbe arrivato con i calciatori al campo? Non sarebbe sceso negli spogliatoi? E la squalifica di Ochner? In occasione della gara contro l'Oltrefersina il nostro dirigente, che svolge le funzioni di guardalinee, a fine primo tempo è andato a parlare con i tifosi in tribuna, tra i quali era posizionato anche Stefani e, da quanto emerge dall'indagine della Procura Federale, avrebbe “verosimilmente” - riporto testualmente – ricevuto indicazioni tecniche che avrebbe poi trasferito ai giocatori. Peccato che lui nello spogliatoio non ci sia nemmeno entrato. Mi sento di poter paragonare la Giustizia Sportiva alla roulette russa: chi ci finisce dentro non sa cosa potrà accadere».

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