TRENTO. Subito un 30, giusto per festeggiare il proprio ritorno a Trento. Almeno per qualche giorno il “Muro di Villazzano” è potuto restare nella città dove è cresciuto, come uomo e come pallavolista, fino a diventare campione d’Italia proprio davanti alla sua gente. Per Matteo Burgsthaler qualche giorno a curarsi ai piedi del Bondone e poi, ieri, un 30 al primo esame del Master in management che frequenta alla Facoltà di Economia in via Inama.

«Dare questo esame è stato un buon modo per buttar fuori le emozioni della sera prima – scherza il centrale di Villazzano – perché giocare contro la Trentino Volley è stato un mix di sensazioni. Solo l’idea di giocare in quel palasport con un’altra maglia, fosse stata anche una finale scudetto, l’avrei vissuta stranamente. Ma è stato bello l’affetto che la società e i tifosi mi hanno dimostrato, l’ho apprezzato molto».

L’estate scorsa fra la Diatec e Burgsthaler un addio arrivato in modo anche inatteso, ma quella del PalaTrento per “Teo”, il profeta in patria, è una porta che non potrà restare chiusa per sempre. «È chiaro che io tornerei a Trento molto volentieri, mi piacerebbe riuscire a giocare in serie A1 ancora per un paio d’anni – prosegue Burgsthaler – ho un rapporto splendido con la società, lo staff e tutto l’ambiente. Un domani o un domani prossimo mi piacerebbe tornare qui, le rispondo con un detto ebraico che dice: “Se vuoi far sorridere Dio fai dei programmi”. Nessuno sa cosa ci riserverà il futuro. Andare via è stato un enorme sacrificio per me, io più di quello che ho dato non potevo dare e ho sempre lavorato per la squadra e per la città».

Ma un domani, quando appenderà le ginocchiere al chiodo, che cosa c’è nel futuro di Matteo Burgsthaler?
Vorrei restare nel mondo della pallavolo, ma non credo che farò l’allenatore. Mi piacerebbe più un ruolo dirigenziale in società a stretto contatto con la squadra.

Fisicamente come sta dopo lo strappo muscolare che l'ha tenuta fuori mercoledì?
Meglio, ora lo strappo si è dimezzato, è di due centimetri e mezzo. Se il recupero prosegue così per la metà di marzo potrei tornare a disposizione con Milano. Mercoledì forse all’inizio c’è stata un po’ di rilassatezza da parte della Diatec, ma ci sta: noi poi abbiamo questo problema da tempo di iniziare bene le partite ma poi scioglierci troppo presto.

C’è un centrale che lei ha sempre ammirato?
Come persona e come giocatore direi Luca Tencati, credo sia stato il miglior muratore italiano degli ultimi 15 anni oltre ad essere stato un ottimo professionista. Fra i più giovani mi piace molto Simone Anzani, ma credo che l'emblema del centrale moderno sia Emanuele Birarelli.