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È più antica di Ötzi la ciaspola ritrovata sul ghiacciaio del Gurgler Eisjoch, a 3.134 metri di quota in Val di Fosse (Senales) nel 2003. Realizzata curvando un ramo di betulla, risale a circa 5.800 anni fa (nella foto Museo archeologico dell'Alto Adige).
Sul Mont Fallère, in Valle d’Aosta, risale a 5.600 anni fa l’insediamento pastorale documentato a 2.350 metri di altezza, insieme al taglio delle foreste di pino cembro e abete bianco.
Gambali e calze in lana, insieme ad altri resti di vestiario, sono emersi ai 2.841 metri del Gamsbichljoch, valico sulle Vedrette di Ries (Riesenfernergruppe) in Val Pusteria. Risalgono all’età del Ferro. Resti di un ricovero con una copertura costituita da lunghe scandole di legno sono saltati fuori ai 3.017 metri del Langgrubjoch, alto valico della Val Senales.
Ancora, un paio di ramponi in ferro rinvenuti in una tomba a Windschnur (Rasun di Sotto, Val Pusteria) risalgono al VI secolo a.C.
Ad un’altezza di 1.900 metri al Dos del Curù, in Valcamonica, la frequentazione umana inizia nell’età del Bronzo.
In Valle d’Aosta, ai 2.440 metri del Mont Tantanè, sono state rinvenuti 22 edifici, interpretati come abitazioni, della Seconda età del Ferro: II- I secolo a. C. Sono tanti i motivi per cui gli uomini della Preistoria possono aver frequentato quote anche elevate sulle Alpi: caccia, pastorizia, ricerca di materie prime. Attività minerarie e metallurgiche. Transiti, motivazioni culturali…
In ogni caso, le indagini archeologiche da anni stanno documentando in maniera crescente come l’antica presenza umana in quota non sia stata sporadica.
«Le indagini sugli insediamenti alpini in quota stanno rivelando un processo di occupazione legato a dinamiche storiche che vedono delle direttrici di penetrazione e di interesse con prevalenze legate ad attività specializzate», spiega Franco Marzatico, archeologo e dirigente della Soprintendenza provinciale per i beni e le attività culturali.
«Le attività che si riconoscono nei tempi più antichi - prosegue - sono la ricerca di materie prime, come cristallo di rocca e rame, che diventano attività artigiane.
Le materie prime che forniscono le Alpi connotano in gran parte anche la nostra era, danno alla pianura resina e pece, legno e cera, formaggio e miele, citati da Strabone nella sua descrizione degli abitanti delle Alpi.
L’attitudine di questo mondo periferico è quella di ispirarsi, come modello di vita, al consumo di cibi e bevande secondo il gusto mediterraneo. Le èlite adottano con importazioni o imitazioni vasellame pregiato e attrezzi per il focolare in uso come status symbol nella pianura per celebrare la propria superiorità sociale.
Nell’abitato di Fai della Paganella - esemplifica Marzatico - troviamo una varietà di oggetti cerimoniali come lo spiedo, le tazze, il grande secchio e l’attingitoio in bronzo indicativi delle pratiche cerimoniali delle èlite. C’è un’unità culturale a nord e a sud del Brennero dalla metà del VI secolo al I a. C. alla globalizzazione romana.
È soprattutto a partire dal 2000-1600 a. C. che - in base ai pollini che denunciano la presenza di specie che allignano in zone di pascolo, come la Plantago lanceolata - inizia la frequentazione a scopo pastorale.
A Fiavè abbiamo elementi di falcetto, ma per effettuare la fienagione servono grandi falci che entrano nel I secolo a.C. sulla base della spinta del mondo celtico. Troviamo grandi falci con sigle alfabetiche in uso presso le officine del mondo Retico, non sappiamo se per identificare il proprietario o come dono votivo».
Indagini in quota hanno rivelato tracce di ricoveri anche precari, allineamenti di pietre.
Quale rapporto c’era con gli animali predatori? «A Malga Vacil - continua l’archeologo - sono state trovate molte punte di frecce e, nel tumulo pertinente a un individuo femminile acefalo a Stenico, risalente all’avanzato Bronzo Medio, sono emerse una mandibola di lupo, una di orso e un palco di cervo».
Quando parliamo di insediamenti in quota ci riferiamo a presenze stagionali, perché l’insediamento stabile, secondo gli archeologi, si situa generalmente sul confine fra 1.500 e 1.600 metri di altezza. Ma le Alpi sono state attraversate, come dimostra Ötzi, percorrendo ghiacciai e superando valichi oggi frequentati quasi solo dagli alpinisti.
«Dal 2000 a. C. - conclude Marzatico - l’ambra passa attraverso le Alpi ed è segno di una mobilità che avviene su vie di comunicazione aperte».
