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Andranno in val di Mello e in val Masino, nell’ottobre prossimo, i quattordici giovani del Cai Eagle Team, il percorso di formazione alpinistica ideato da Club alpino italiano e Club alpino accademico italiano con l’alpinista Matteo Della Bordella. Poi arriveranno sulle Dolomiti.
Seguendo il programma iniziato in aprile sul monte Bianco e proseguito sul Gran Sasso d’Italia. È la seconda edizione del progetto che l’anno scorso ha trovato conclusione in Patagonia, terra prediletta degli arrampicatori trentini.
E qui, nel febbraio del 2025, si è anche conclusa la storia di una via - sulla grandiosa parete ovest del Cerro Piergiorgio - aperta nel 1995, per oltre venti lunghezze di corda, dal roveretano Maurizio Giordani e da Luca Maspes, e portata a termine da Matteo Della Bordella con Dario Eynard (giovane dell’Eagle Team) e Mirco Grasso.
Matteo Della Bordella, può raccontare questa storia?
«È stata una salita di grande valore per il percorso che ha dietro. Per me ha rappresentato, con qualcosa di nuovo, la fine della prima edizione del progetto Cai Eagle Team che è durato due anni, 45 giornate sulle Alpi e un mese in Patagonia.
Ci siamo divisi in varie cordate, la nostra aveva come obiettivo il Cerro Piergiorgio che ha una parete bellissima, liscia. Un altro trentino, Cesarino Fava, l’aveva definita una diga, che si para davanti alla fine della valle come una diga naturale.
Sapevo che c’era questa via incompiuta da parte di Maurizio e Luca e con il benestare degli apritori abbiamo pensato di completarla. Siamo andati in parete io e Mirco Grasso in qualità di tutor e Dario Eynard, uno dei ragazzi di Eagle Team. Abbiamo fatto due tentativi arrivando a metà parete.
La finestra di bel tempo che avrebbe dovuto essere di due giorni è stata di un giorno solo e quindi abbiamo dovuto sfruttare ogni minuto di bel tempo e scalare anche di notte. Siamo arrivati in cima alle 3 di notte.
È stato bellissimo: Maurizio Giordani, quando ha saputo che stavamo per finire la via, ha preso un aereo ed è voluto venire lì».
Le difficoltà di questa via, «Los Gringos Locos», sono elevate?
«Sì sono molto elevate, in gran parte le avevano superate Maurizio e Luca. Maurizio Giordani nel 1995 penso fosse il più forte alpinista italiano e aveva superato insieme a Luca Maspes dei tiri molto impegnativi».
Un anno fa lei è tornato in Patagonia e ha salito d’inverno la via Casarotto sul Fitz Roy. Come è andata?
«Siamo arrivati in cima il 7 settembre 2025. Non mi ero mai cimentato molto con l’alpinismo invernale, però ero curioso di fare questa esperienza.
Mi sono detto: se devo iniziare mi piacerebbe farlo sulle montagne della Patagonia che sono per me le più belle, quasi di casa. È nata l’idea di provare il Fitz Roy per la via Casarotto che avevo già percorso in estate e che per me è stupenda, un capolavoro. Come l’ho proposta a Marco Majori e a Tommaso Lamantia a loro si sono illuminati gli occhi.
Marco Majori ha un legame speciale con questa via perché suo padre era stato compagno di Renato Casarotto. Abbiamo realizzato un film, “Oltre i venti del Sud”, che ha vinto il premio Città di Imola al Trento Filmfestival e che racconta che il papà di Marco, Giovanni Majori, era andato in Patagonia con Casarotto ma era dovuto rientrare prima. Casarotto aveva fatto la via da solo».
I cambiamenti climatici non risparmiano la Patagonia: come sta cambiando?
«Sono stato quindici volte in Patagonia, per me sono le montagne più belle del mondo. Ho visto la differenza quando abbiamo fatto il Cerro Torre nel 2022: nel pieno della stagione estiva - gennaio e febbraio - se fa bello e fa tanto caldo certi posti divengono troppo pericolosi per le scariche.
Sta cambiando radicalmente il modo di pensare certe salite. Se vedi lo zero a 4000 metri sai che sarà difficile. Al Cerro Torre basta che faccia lo zero termico a 4000 metri, e purtroppo lo fa, che hai su un cappuccio di neve e ghiaccio che ti può cadere in testa. Se ne stanno accorgendo tutti».
Cai Eagle Team: come sta andando?
«Siamo nel pieno della seconda edizione; avremo ancora un anno di attività sulle Alpi e poi andremo in spedizione. C’è anche una ragazza trentina molto brava, Lucia Furlani, e c’è un ragazzo veronese anche lui molto bravo, Luca Bertacco. Dopo la val di Mello e la val Masino andremo in Vallunga e poi in valle dell’Orco. Altre avventure ci aspettano.
È grazie al Cai che questa cosa si fa e c’è stato un bel cambio di paradigma, un’apertura verso i giovani».
[foto di un momento di arrampicata del Cai Eagle Team, dall'archivio del sito del Club alpino italiano]
