Nell'incantevole scenografia delle strapiombanti pareti della Roda di Vaèl, dei Mugoni, delle Cigolade e delle Pale Rabiouse, nei ricchi prati della testata della val Vailon dove fischiano le marmotte, troviamo la malga di Vaèl, chiamata altresì Stallone (Stalon de Vaèl), ad indicare la sua funzione di accoglienza per il bestiame che vi pascola da giugno a settembre.

Lo stallone è stato costruito nel 1955 e l'intera casera è stata rimaneggiata e resa funzionale negli anni 1998/99. Ma già precedentemente qui sorgevano alcune baite adibite a riparo dei pastori che vi pascolavano le loro bestie, baite che servivano anche come punto d'appoggio per chi, attraverso il passo del Vaiolon o il vicino passo delle Coronelle, si trasferiva nei prati di Nova Levante.

Non dimentichiamo che questi due passi erano conosciuti e praticati dai pastori fin dall'alto medioevo, quando transumavano le greggi dei paesi della val di Fassa nelle paludi e nelle isce (ischie) del fiume Adige tra Castel Firmiano e Terlano.

Un diritto questo più che secolare, che si ritrova nel Codice Wanghiano del 1185, riconfermato dai seguenti trattati del principato vescovile di Bressanone – a cui la valle apparteneva –, finché i bauern bonificarono la piana dell'Adige per piantarvi il loro vino autoctono, il Lagrein, il quale rendeva molto di più che non una caciotta di formaggio di pecora.

A testimonianza di questi annuali passaggi rimane la segnaletica che incontriamo poco sopra il rifugio Roda di Vaèl, andando per il vecchio sentiero che conduce al Passo delle Coronelle. Sulla tabella di legno è riportato Vial da le Feide, la Via delle pecore.

Le pecore smisero di passare da questi incantevoli luoghi nel 1777, quando la Comunità di Fassa cedette il diritto di pascolo nei territori atesini e col ricavato, si parla di 10000 fiorini, vennero comperati nuovi pascoli, già venduti a dei contadini di Nova Levante, sulla montagna di Vigo, in località Pèze fino al lago di Carezza.

I pascoli della malga Vaèl sono di proprietà collettiva, così come vasta parte del territorio boschivo. Costituiscono il Ben Comun, patrimonio indivisibile amministrato autonomamente secondo consuetudini di antica origine delle Comunità di Villaggio, organizzate in Regole e Vicinie.

Dal prato antistante la malga, lo sguardo può ammirare l'arditezza di Cima Finestra con l'evidente e leggendaria apertura del Crep de Sant'Uliana, dove i raggi di sole si divertono a giocare scherzi.

La spaccatura nella roccia ha origini leggendarie. È nata dalla lotta della santa con il diavolo. La santa, che decise di vivere in questa valle, non incontrò il parere favorevole del Diavolo dal momento che dal suo arrivo più nessuno andava all'inferno.

Questi si appostò quindi poco sopra la chiesa, vedendo uscire una moltitudine di persone. Inutili furono le sue lusinghe: ormai i fedeli avevano voltato le spalle alle antiche tradizioni pagane rivolgendo tutta la loro attenzione alla nuova santa e alla moltitudine di santi eroi e guerrieri del pantheon cristiano.

Il diavolo si arrabbiò così tanto da girarsi e, mentre correva verso le alte cime del Catinaccio, trapassò la roccia che si trova poco sotto la Cima Vaèl, lasciando nella parete rocciosa una profonda fenditura, visibile ancor oggi, chiamata Bus de Sent'Uljana o Crep de Sant'Uliana.

È per questo scontro che l'iconografia della santa ce la presenta con un diavolo alla catena.

Da questi prati ricchissimi di aromi si ricava un latte vaccino che, lavorato, si trasforma nel Nostrano Fassa e nel ben più famoso Puzzone di Moena o Spretz Tsaorì, che vuol dire formaggio saporito in lingua ladina.

Quest'ultimo è un formaggio caratterizzato dalla crosta untuosa e dalla pasta con odore e profumo accentuato, che aveva molta resa sulla tavola della povera gente contadina di un tempo: con una piccola quantità si insaporiva molto la pietanza.

Il trattamento delle forme con acqua tiepida, in certi casi addizionata con un po' di sale, crea uno strato superficiale praticamente impermeabile, che favorisce all'interno delle fermentazioni anaerobiche, con formazione di odori e di aromi caratteristici di questo particolare formaggio.

Il Puzzone di Moena originale, quello che si trova in alcune malghe della zona, è sicuramente uno dei formaggi più apprezzati dagli intenditori e dai consumatori che ricercano prodotti sani, saporiti, con una forte personalità.

In questa malga i formaggi impreziosiscono la tavola che viene apparecchiata per gli ospiti, tutti i giorni estivi a pranzo e a cena.

Consiglio dell'escursionista

A chi avesse ancora energie consigliamo di salire all'evidente chiesa di Sent Uliana/Santa Giuliana, protettrice della valle, visibile già dal paese. Una passeggiata di mezz'ora ci conduce ad una delle più antiche chiese della valle di Fassa, costruita nel 1237, già conosciuta in epoca precarolingia e dalle origini aquileiesi, su di un antico castelliere preistorico, il Col de Mez.

L'interno, tra le tante delizie pittoriche e scultoree, ci offre un'inusuale raffigurazione della Trinità, ottenuta tramite un'immagine tricefala, un'iconografia condannata dal Concilio di Trento ma fortunatamente sopravvissuta sui muri di questa suggestiva e panoramica chiesa ladina.

ITINERARIO

Accesso stradale:
Vigo di Fassa è raggiungibile risalendo l'omonima valle oppure, dalla val d'Isarco, attraverso la val d'Ega e il Passo di Costalunga.

Punto di partenza/arrivo:
Vigo di Fassa (m 1382), parcheggio presso la partenza funivia Ciampedie.

Percorso principale:
Dal paese di Vigo di Fassa (m 1382), si segue la strada per il Passo Costalunga per un centinaio di metri. In località Val inizia il nostro itinerario, segnavia n. 547, dapprima per strada forestale, poi per sentiero, che ci conduce alla malga Vaèl (m 2028).
Rientro dalla stessa.

Tempi:
circa 2 ore andata, un po' meno il ritorno.

Dislivello:
m 650


Variante 1 (con funivia):
Da Vigo di Fassa si prende la funivia del Ciampedie (m 1997); all'arrivo ci accolgono diversi rifugi: Ciampedie (=Campo di Dio), Bellavista, Negritella e il vicino Rifugio Larsec. Si seguono poi le indicazioni del segnavia n. 545, sentiero quasi tutto in piano facente parte dell'Alta Via della Val di Fassa, fino ad incontrare una strada forestale sulla destra: si prende quindi quest'ultima raggiungendo ben presto la malga Vaèl.
Rientro: dalla stessa oppure si scende con il segnavia n. 547 al punto di partenza. In questo caso ci si impiegano un'ora circa per l'andata con un dislivello di quasi 300 m e due ore per la discesa (v. itinerario precedente).


Variante 2 (da Passo Costalunga):
Dal Passo Costalunga si prende la seggiovia per il Rifugio Paolina (m 2125), quindi a destra con il segnavia n. 549, transitando per il famoso monumento a Christomannos fautore della strada per la val di Fassa, fino alla Baita Pederiva (m 2275) e al Rifugio Roda di Vaèl (m 2280), quindi in discesa alla malga Vaèl (m 2028).
Rientro dalla stessa. Totale circa 3 ore di cammino.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]