«Vittoria e tragedia. 14 Ottomila in 92 giorni»: il titolo dice già tutto sulle pagine toccanti di Kristin Harila scritte con la nota giornalista tv Ingerid Stenvold, in un volume ora tradotto in italiano da Solferino (272 pagine, 19 euro), pubblicato nella collana Tracce.

Kristin Harila, ex campionessa di sci di fondo norvegese, e Tenjen Lama Sherpa scalarono appunto in 92 giorni nel 2023 i 14 Ottomila himalayani. Quattro anni prima, Nims Purja li aveva completati in 6 mesi e 6 giorni.

In “Vittoria e tragedia” Harila racconta successi, polemiche e lutti.

«L’alpinismo himalayano degli ultimi anni - scrive l'editore - ha segnato record impensabili per i grandi degli anni Ottanta, come Reinhold Messner o Jerzy Kukuczka, che hanno impiegato anni per realizzare il sogno di scalare tutti e 14 gli Ottomila senza ossigeno.

Nel 2019 Nims Purja con la sua squadra ci ha messo 6 mesi e 6 giorni, abbattendo i record precedenti, pur con l’uso dichiarato dell’ossigeno sopra gli ottomila metri.

Poi è arrivata Kristin Harila, nel 2023, utilizzando l’ossigeno e facendosi aiutare dagli elicotteri per il trasporto dei materiali, come sottolineano i suoi detrattori.

Criticata duramente da molti, accusata falsamente di non aver soccorso un portatore sul K2, nel libro racconta la sua versione: la passione per l’alpinismo, la fatica, l’impegno, la gioia del successo e la tragedia seguita qualche settimana dopo: la morte di Lama e della sua cliente americana, travolti da una valanga sullo Shishapangma».

Kristin Harila è nata nel marzo 1986 nel villaggio di Kariel, nella regione del Finnmark, estremo nord della Norvegia.

Si è appassionata da giovanissima agli sport invernali e allo sci di fondo. Dal 2019 si è dedicata totalmente all’alpinismo. Il 27 luglio 2023 è diventata, insieme a Tenjen Lama Sherpa, l’alpinista più veloce al mondo in vetta ai 14 Ottomila in soli 92 giorni.

Harila detiene anche il record mondiale di velocità sui cinque ottomila più alti in 69 giorni e il record di velocità femminile nel concatenamento Everest Lhotse in sole 8 ore.

In onore di Lama, travolto da una valanga sullo Shishapangma poche settimane dopo la loro impresa, ha dato vita alla Lama Sherpa Foundation, che supporta gli sherpa, i portatori nepalesi e le loro famiglie.