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TRENTO. Quattro anni fa, la notte tra il 29 e il 30 ottobre 2018, il Trentino fu investito dalla tempesta Vaia che distrusse 42.500 ettari di foresta nell’area dolomitica.
I danni sul territorio sono ancora sotto gli occhi di tutti, il bostrico che affligge i boschi è una conseguenza di quell’uragano di acqua e vento che distrusse foreste, case,
Con i relatori Lorenzo Ciccarese dirigente tecnologo, responsabile dell'Area per la conservazione della biodiversità terrestre e della gestione sostenibile dei sistemi agro-forestali di ISPRA, Giovanni Giovannini dirigente del servizio Foreste della Provincia di Trento e Günther Unterthiner, direttore del servizio Foreste della Provincia di Bolzano, si è concluso al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina il ciclo "le Ragioni di Vaia".
Le riflessioni e i dati emersi dall'incontro hanno sottolineato come sia fondamentale il ruolo della conoscenza per affrontare eventi che ancora non conosciamo e che potrebbero essere molto più intensi, frequenti ed estesi di Vaia.
"E' urgente comunicare queste problematiche in maniera appropriata" è l'evidenza emersa dal convegno. I relatori hanno posto l'accento su quanto sia ormai decisamente prioritario "guardare congiuntamente ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità" . Ciccarese lo ha sottolineato con diversi esempi aggiungendo che "abbiamo bisogno di capire meglio la natura perché c'è una stretta relazione fra i cambiamenti climatici e la bodiversità. Attualmente la temperatura globale è di 2°C in più rispetto al 1950. Entro la fine del secolo i gradi in più potrebbero arrivare a 6°. Le foreste hanno un ruolo fondamentale nella riduzione dei gas serra così come la vegetazione urbana ha un ruolo decisamente importante. A causa della distruzione delle foreste si liberano in atmosfera enormi quantità di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale. Gli scienziati dell'IPCC ritengono che circa il 20% dei gas-serra immessi ogni anno nell'atmosfera derivano dalla distruzione e dalla degradazione delle foreste e degli habitat. Il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici sono a loro volta ulteriori fattori di perdita di biodiversità. In questo contesto resta urgente spostare i fondi dai gas fossili agli interventi di ripristino e restauro di aree boschive, ma anche costiere. Si stima che servono circa 700 miliardi di euro all'anno per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Fra i fattori di rischio per la biodiversità oltre alla perdita di habitat, l'uso eccessivo di fertilizzanti, l'inquinamento, l'agricoltura intensiva c'è anche l'ingresso delle specie aliene ed invasive" .
In ricordo della notte di Vaia i vigili del fuoco di Rovereto, che fecero evacuare le famiglie della Val di Riva per l'esondazione del fiume Adige, hanno postato due foto.
