Nella storia alpinistica delle Dolomiti il nome di Theodor Von Wundt (1858-1929) è noto, oltre che per la torre che porta il suo nome nel gruppo dei Cadini di Misurina (la salì il 27 giugno 1893), per le sue numerose pubblicazioni.

Nel Trentino è ricordato soprattutto per l’album “Die Besteigung des Cimone della Pala”, illustrato con le magnifiche fotografie dell’autore che ritraggono non solo vette e pareti delle Pale di San Martino ma anche gli alpinisti in azione durante l’arrampicata, come la prima guida alpina di Primiero Michele Bettega. La versione italiana di questo volume, che venne pubblicato nel 1892, si deve a un progetto a cura della rivista Aquile Magazine con la traduzione di Luca Calvi (“La scalata del Cimone della Pala, un album di fine Ottocento di Theodor Wundt”).

Al suo primo album dolomitico, lo scrittore, alpinista e fotografo, fece rapidamente seguire un secondo libro illustrato dedicato alle Dolomiti d’Ampezzo, “Wanderungen in den Ampezzaren Dolomiten”, tradotto in italiano e pubblicato a cura della Cooperativa di Cortina (nel 1996) con il titolo “Sulle Dolomiti d’Ampezzo (1887-1893)". Il volume, come il primo assai interessante, contiene - fatto inconsueto per l’epoca in area dolomitica - il racconto e le immagini della campagna di ascensioni invernali del 1892-93 sulle Tre Cime di Lavaredo.

Con questi e altri scritti, Wundt - tedesco di Ludwigsburg, militare di carriera - ha contribuito non poco a far conoscere le Alpi e l’alpinismo ai lettori di lingua germanica, spaziando dal Cervino all’Oberland, dall’Engadina all’Ortles.

Grazie a Wundt è giunto fino a noi un patrimonio di immagini storiche che “raccontano”, talvolta meglio delle parole, l’alpinismo in evoluzione fra Otto e Novecento con i primi rifugi, guide divenute leggendarie come Bettega, Santo Siorpaes, Michel Innerkofler, donne protagoniste di ascensioni di rilievo come l’olandese Jeanne Immink (che nel volume sulle Dolomiti d’Ampezzo firma il racconto della sua ascensione con Wundt sulla Cima Piccola di Lavaredo).

Portandosi in parete, e fino in vetta, le pesanti apparecchiature fotografiche in uso al tempo, Wundt è stato un pioniere della fotografia di montagna; le sue salite effettuate in inverno, talvolta senza l’aiuto di una guida o in compagnia di scalatrici, hanno il sapore dell’avventura autentica.

C’è quanto basta per farne una figura interessante, da riscoprire, e per questo va segnalato il libro di Paolo Francesco Zatta “La strana coppia. Theodor von Wundt e Constance Maud Walters. Storie, ambienti e personaggi”, edito da Nuovi Sentieri (112 pagine con molte illustrazioni storiche).

Wundt conobbe l’inglese Constance Maud, nata nel 1870, in Germania, dove la ragazza si trovava a studiare musica e la lingua tedesca. Constance conosceva le Alpi: era stata ai piedi del Cervino (e aveva sognato di scalarlo), aveva salito il Breithorn e salito un paio di montagne bavaresi al confine con l’Austria, Zugspitze e Dreitorspize.

La comune passione per la montagna portò gli sposi novelli ad un viaggio di nozze alpinistico, dapprima sul Monte Rosa e poi sul Cervino, insieme all’amica olandese Jeanne Immink, giungendo in vetta alla “Gran Becca” dal versante italiano.

Una fotografia, pubblicata da Wundt nel 1917 e riprodotta nel libro di Zatta, mostra la cordata composta dalle due donne insieme alla guida Sepp Innerkofler e a un portatore che si era caricato le lastre fotografiche.