Questa mattina alle 11.45, a Stoccolma, una squadra di operatori dell’Accademia Reale delle Scienze, telefonerà a un qualche professore in giro per il mondo, senza badare al fatto che quello potrebbe essere sotto la doccia, oppure, se si trova dall’altra parte del pianeta, potrebbe essere a letto. Il cerimoniale è rigidissimo e non ammette eccezioni. Se quel tale risponderà, bene; altrimenti, amen. In un caso o nell’altro, a mezzogiorno, il mondo saprà chi è il vincitore del premio Nobel dell’economia. Può capitare – è già successo – che lo sapremo prima noi del diretto interessato.

Certo: mi ricordo di Dario Fo. All’epoca però non c’erano i cellulari…

La prima cosa da dire, perché molti la ignorano, è che quello per l’economia non è un vero premio Nobel.

Come sarebbe a dire?

Alfred Nobel era famoso per aver inventato la dinamite. Ma tutto iniziò con la morte di Ludvig Nobel, suo fratello. Era il 1888. Un giornale – a riprova che, anche allora, alla nostra categoria, capitava di prendere fischi per fiaschi - fece confusione, sbagliò fratello e pubblicò un pezzo intitolato: «È morto il mercante di morte». Diceva così: «Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri». Insomma, il povero Alfred ci rimase male e, per evitare che il mondo lo ricordasse come un assassino, s’inventò i Nobel, destinandovi una parte del suo patrimonio. Istituì premi per la chimica, la fisica, la letteratura e la medicina e diede il compito di assegnarli all’Accademia Reale di Svezia. Istituì anche un premio per la pace il cui vincitore sarebbe stato scelto da cinque persone votate dal parlamento norvegese. L’economia, al signor Nobel, forse non passò neanche per l’anticamera del cervello. Del resto, nel 1895, quando redasse il suo testamento, non era considerata una vera e propria scienza. Non penso nemmeno che esistessero facoltà di economia nelle università. La disciplina esisteva, certo, ma non era ancora sviluppata come oggi. Giacomo Leopardi, per dire, considerava un mezzo scandalo, un segno della decadenza dei tempi, che qualcuno si mettesse a studiare i commerci o i tassi di sconto.

E allora come mai abbiamo un Nobel per l’economia?

Se lo inventò nel 1968 la Banca Reale Svedese, l’equivalente della nostra Banca d’Italia. La Banca era nata nel 1668 e creare un nuovo premio Nobel, a quei signori, sembrava il modo migliore per festeggiarne il 300° compleanno. Il premio infatti si chiama «Premio della Banca Reale Svedese in memoria di Alfred Nobel». Persino la medaglia che viene assegnata, il premio vero e proprio, è leggermente diversa dalle altre. Da un lato c’è lo stemma dell’Accademia Reale di Svezia, dall’altro un’effigie del signor Nobel e due cornucopie, simbolo di abbondanza. Forse bisognerebbe chiamarlo premio «Nobel», usando le virgolette. Una volta, un pronipote di Alfred, un certo Peter Nobel, contrarissimo all’idea che profanassero le ultime volontà dell’antenato, se ne uscì così: «È colpa di pubbliche relazioni fra economisti per migliorare la loro reputazione».

Ma come hanno fatto questi della Banca a creare un Nobel dal nulla?

Hanno fatto una cospicua donazione alla fondazione che gestisce i premi.

E io che lo domando pure… a proposito, ma quanti soldi vince il vincitore del Nobel?

Nove milioni di corone svedesi, circa 865 mila euro. Tutti soldi ricavati dal lascito iniziale di Alfred, che nel frattempo è stato ben gestito. Tieni conto però che a volte i vincitori sono più di uno. Dal 1969, quando fu assegnato per la prima volta, il Nobel è andato a un solo economista 25 volte, a due economisti 19 volte e per 7 volte è stato diviso in tre. Per la cronaca, lo hanno vinto 55 americani, 9 britannici, 4 francesi, 3 canadesi, 3 norvegesi, 3 russi, 3 tedeschi, 2 olandesi, 2 svedesi, 2 israeliani, 2 indiani, 2 finlandesi, 1 ungherese, 1 italiano, 1 austriaco, 1 greco di Cipro e persino uno dell’isola di Saint Lucia, nel mar dei Caraibi. La Nobel più giovane è stata Esther Duflo, l’anno scorso, a 46 anni. Il più vecchio, nel 2007, Leonid Hurwicz, che ne aveva 90 e morì l’anno dopo. Solo due volte sono state scelte delle donne.

Ma come vengono scelti?

I possibili candidati, i cui nomi rimarranno segreti per mezzo secolo, sono stati individuati già da un anno. I membri dell’Accademia di Svezia, un comitato apposito della Banca di Svezia, alcuni ordinari di scienze economiche delle università di Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia, più un certo numero di economisti invitati apposta, ne scelgono uno, votandolo a maggioranza. Oggi a mezzogiorno sapremo chi è.