TRENTO. Di fronte alle bocche da fuoco messe in campo dalla Federazione “ufficiale”, Sandro Pancher per un momento ha vacillato. Ma poi si riprende: «No, c’è solo amarezza per il fatto che noi ci siamo sempre comportati correttamente, soddisfatti di aver portato finalmente un po’ di democrazia nel confronto dialettico all’interno della cooperazione. Dall’altra parte, invece, non si sono comportati altrettanto bene. E questo fa male, perché il nostro obiettivo è quello di costruire e di fare meglio, non distruggere».

La disfida tra Schelfi e Pancher conta i giorni: il 15 ci sarà l’assemblea che decreterà prima di tutto se Diego Schelfi potrà candidarsi nuovamente (per la quarta volta) e poi deciderà la guida per i prossimi tre anni. Ieri Sandro Pancher, Giuliano Beltrami e Marina Mattarei hanno fatto il punto della situazione. Hanno tradito un po’ di pessimismo sull’esito della loro avventura, ma hanno però voluto far notare come il confronto sia stato giocato ad armi impari. Eppure, non c’è alcuna intenzione di fuggire. «Ci saremo e invitiamo le cooperative, soprattutto quelle piccole se vogliono tornare protagoniste, a partecipare e a votare. Se ci andrà male non getteremo la spugna e resteremo come sentinelle critiche». Se Pancher ha tentato di essere un po’ diplomatico, Giuliano Beltrami ha messo in fila tutto senza pietà. Ha ricordato i “fallimenti” della Federazione a partire dall’operazione Italcementi che è costata due milioni di euro in svalutazione. E poi l’hotel Flora di Stenico e le responsabilità politiche su La Vis e su Fiavé. Ha ricordato che uno ha fatto campagna elettorale su carta intestata, mentre loro si sono pagati tipografia, lettere e francobolli; ha fatto presente che nei giorni scorsi sono stati riconfermati quattro dirigenti a un mese dalle elezioni. «Legittimo, certo, ma poco rispettoso del consiglio d’amministrazione entrante». Ha sottolineato l’interpretazione dello Statuto “pro Schelfi” nella gestione della prossima assemblea.

Anche Marina Mattarei ha dimostrato la sua amarezza su alcuni atteggiamenti. Non ha digerito, ad esempio, l’assemblea del consorzio di consumo, dove ha prevalso l’appello a scegliere una guida più consona al presidente. «Una cosa inconcepibile: le cooperative devono scegliere la guida che più risponde alle loro esigenze, non in base a chi guiderà la Federazione. E’ proprio un problema di ruoli che, ad oggi, è assolutamente confuso. Da centro di servizi la Federazione è diventata centro di potere». E poi c’è la questione dei voti. «Ad alcune cooperative - spiega Pancher - sono stati dati voti in più senza passare dai consigli d’amministrazione. La legge fondante delle coop per cui una testa vale un voto si è persa. All’assemblea si presenteranno le società di sistema, che di fatto non hanno base sociale, con 108 voti a disposizione. Se consideriamo che i presidenti si portano altri voti da altre realtà, noi partiamo già sotto di circa 140 voti (anche se spero che qualcuno sia dalla mia parte). E se consideriamo che all’assemblea, se va bene, ci saranno disponibili 600 voti, il 20% è già bloccato. Se poi ci mettiamo la debolezza, tutta umana, di cedere alle lusinghe o di avere paura di esporsi, allora i conti sono presto fatti». Ma Pancher dice che questo non è un alibi: «Siamo soddisfatti, comunque, di aver sollevato il tema della democrazia e della trasparenza nel mondo cooperativo».

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