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Imparare le manovre di autosoccorso, in alpinismo e in scialpinismo, è fondamentale.
Però lo è altrettanto tenerle allenate nel tempo, per essere in grado di saperle utilizzare al momento del bisogno. In questo episodio Fabio ci racconta cosa succede se si trascura questo aspetto.
Fabio Gava, istruttore Cai di scialpinismo, è il curatore della serie di podcast La Dinamica, per contattarlo si può scrivere a info@ladinamicapodcast.it.
Sintesi dell'episodio
Introduzione
La discesa è spesso la fase più sottovalutata di un’ascensione. Quando la concentrazione cala e la stanchezza aumenta, anche una manovra apparentemente semplice può trasformarsi in una situazione critica. In questo episodio de La Dinamica Podcast, Fabio racconta un near miss avvenuto durante una discesa in corda doppia su una cresta alpina, dove un errore tecnico e una serie di decisioni hanno portato a restare sospesi nel vuoto per oltre venti minuti.
Non si tratta di un incidente con conseguenze gravi, ma proprio per questo il racconto è prezioso: analizzare ciò che quasi è successo permette di imparare senza pagare il prezzo più alto. Questo articolo ripercorre la dinamica dell’episodio e ne distilla le lezioni fondamentali per chi pratica alpinismo, arrampicata e attività in montagna.
Il contesto: esperienza, ambiente e decisioni
Il protagonista non è un principiante. Frequenta la montagna da anni, ha seguito corsi CAI di arrampicata, scialpinismo e alpinismo, e pratica regolarmente attività in alta quota. Proprio questo dettaglio è cruciale: gli incidenti (e i quasi incidenti) non riguardano solo chi è alle prime armi.
Durante un’uscita estiva, la cordata sceglie di scendere in corda doppia lungo una cresta già percorsa in salita. Le relazioni sono discordanti, le soste non sempre evidenti. La decisione di calarsi in doppia sembra comunque la più logica.
È qui che entra in gioco una combinazione di fattori:
- discesa troppo veloce,
- distanza ridotta tra discensore e nodo autobloccante,
- attenzione focalizzata sulla ricerca della sosta,
- materiale di autosoccorso riposto nello zaino e non sull’imbrago.
Il risultato? Il prusik si blocca in un ricciolo di corda, lasciando l’alpinista sospeso nel vuoto sotto un salto di roccia strapiombante.
Appesi nel vuoto: gestione dello stress e del tempo
Una delle parti più impressionanti del racconto riguarda il tempo. Dalla traccia GPS emergerà poi che la sospensione è durata circa 25–30 minuti. Un intervallo sufficiente perché si presenti il rischio della sindrome da sospensione inerte, una condizione poco conosciuta ma potenzialmente molto pericolosa.
In quella situazione:
- il compagno non è visibile né udibile,
- non c’è comunicazione,
- la risalita su corda non è immediatamente possibile per mancanza di materiale a portata di mano.
La soluzione arriva grazie a una serie di tentativi di pendolo, sfruttando i ramponi per agganciare piccole asperità della roccia. Un mezzo metro guadagnato con enorme sforzo consente di scaricare il peso dalle corde, sbloccare il nodo e tornare in una posizione più sicura.
È fortuna? In parte sì. Ma è anche capacità di non andare in panico, di continuare a provare e di conoscere (almeno teoricamente) le opzioni disponibili.
Analisi degli errori: cosa non ha funzionato
Nel podcast, l’analisi è onesta e diretta. Gli errori principali individuati sono:
1. Errore tecnico nella calata
La gestione della corda doppia non è stata ottimale: velocità e configurazione del prusik hanno favorito l’incastro. È un promemoria importante: anche le manovre “di routine” richiedono attenzione costante.
2. Materiale di autosoccorso non accessibile
Cordini e attrezzatura per la risalita erano nello zaino. In una situazione di sospensione nel vuoto, recuperare lo zaino può essere difficile o impossibile. La lezione è chiara: ciò che serve per un’emergenza deve stare sull’imbrago.
3. Manovre poco allenate
La risalita su corda e il paranco sono manovre insegnate nei corsi, ma spesso praticate una sola volta, in condizioni ideali. In parete, sotto stress, tutto cambia. Senza allenamento periodico, la memoria tecnica vacilla.
Il ruolo del compagno: competenza e fiducia
Un aspetto fondamentale del racconto è il comportamento del compagno rimasto in sosta. Non vedendo né sentendo l’altro, nota le corde tese e mantiene la calma. Inizia a prepararsi mentalmente (e tecnicamente) a un possibile recupero con paranco.
Qui emerge una lezione spesso sottovalutata: la cordata è un sistema, non la somma di due individui. La scelta del compagno, il livello di fiducia reciproca e la competenza condivisa fanno una differenza enorme quando qualcosa va storto.
Comunicazione: il valore delle radioline
L’assenza di comunicazione ha aumentato la pressione psicologica. Sapere di non poter spiegare cosa sta succedendo, né ricevere feedback, rende ogni minuto più pesante. Le radioline non avrebbero risolto il problema tecnico, ma avrebbero:
- ridotto lo stress,
- permesso di coordinare le azioni,
- dato supporto mentale.
In ambienti complessi, la comunicazione è un vero e proprio dispositivo di sicurezza.
Lezioni finali: cosa portare a casa
Da questo near miss emergono insegnamenti preziosi:
- La discesa merita la stessa attenzione della salita.
- Le manovre di autosoccorso vanno ripassate e praticate regolarmente, non solo “sapute”.
- Il materiale critico deve essere sempre accessibile.
- La scelta del compagno è una scelta di sicurezza.
- Riconoscere quando è intervenuta la fortuna è un passo fondamentale per crescere.
Come viene detto nel podcast, la montagna spesso “perdona”, ma non è un buon motivo per affidarsi alla sorte. Ogni esperienza, anche quelle finite bene, può diventare un’occasione di apprendimento — per chi l’ha vissuta e per chi ascolta.
