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Ad oggi l’unica certezza è che non ci saranno gare fino a luglio. La mountain bike, al pari del ciclismo su strada, conoscerà il proprio destino per l’annata in corso nelle prossime settimane. Tra chi scalpita, in barba a una carta d’identità che alla voce “anno di nascita” recita 1977, c’è Martino Fruet, pronto a vivere la 28esima stagione agonistica della sua carriera.
«La speranza è che il Covid-19, seppur più forte di altri virus, faccia la fine dei precedenti, ovvero che vada a sparire – esordisce Fruet - Ha fatto danni ingenti, ma in buona parte sono stati causati più dall’uomo che dal virus».
Il perginese del Team Lapierre Trentino, che pratica tutte le specialità del fuoristrada, crede nella ripartenza.
«La mountain bike potrebbe ripartire prima di altri sport, soprattutto con un certo tipo di gare. Penso all’enduro, che è una prova a cronometro, in cui si gareggia uno alla volta. La prima in calendario sarebbe la tappa di Coppa del Mondo in Val di Fassa, il 4 e 5 luglio. Sono iscritto e spero si possa fare. L’unica problematica è legata alla provenienza dei concorrenti, che arrivano da Paesi diversi».
Più difficile sarà per le granfondo, per le manifestazioni di massa.
«Qualcuna potrebbe essere recuperata a settembre o ottobre, ma quest’anno gli amatori dovranno rinunciare all’idea. In questa stagione anomala potrebbero avere maggior successo le gare regionali, che fanno riferimento a un ambito territoriale più omogeneo e ristretto. Sono più gestibili sotto tanti punti di vista».
Secondo lei, invece, il 2020 sarà l’anno del ciclocross.
«È una specialità in crescita e nella prossima stagione potrebbe conoscere un nuovo successo. Alcuni “pezzi da novanta” potrebbero scegliere proprio il ciclocross per non fermarsi, per recuperare una parte di lavoro perso quest’anno e iniziare al meglio la preparazione in vista delle Olimpiadi».
Come ha vissuto questo periodo di lockdown?
«A casa, come tutti, anche se lo ho trovato eccessivamente lungo. Si potevano fare dei ragionamenti differenti a seconda delle situazioni. Non ho condiviso l’idea di impedire lo sport outdoor: da noi, in Trentino, ci sono spazi enormi e chiudere la gente in casa per troppo tempo non è salutare. In molte zone d’Europa, infatti, l’hanno vista diversamente. Certe misure erano necessarie in città come Bergamo e Milano. Ma non era necessario fermare l’Italia intera per due mesi. È stato fatto un danno enorme a livello economico e sociale».
D’accordo o meno, lei ha giustamente rispettato le regole.
«Sono rimasto a casa, a pedalare sui rulli. Finora li avevo usati soltanto per il recupero dagli infortuni. Massimo per tre settimane, anche quando mi ero rotto un braccio. Non li avevo mai usati per due mesi consecutivi».
Come si sta allenando?
«Faccio sessioni da 50, massimo 60 minuti, affiancati a qualche esercizio di ginnastica a corpo libero. Non ha senso passare ore sui rulli, anche perché in un’ora di esercizio si perdono 1,5-2 chili di liquidi. Quello che andrà rifatto, quando si potrà tornare in strada, sarà la base aerobica».
Ha fatto qualche gara virtuale per non perdere il gusto della competizione?
«Non ho fatto gare virtuali e non utilizzo le piattaforme digitali. So che tanti miei colleghi ne fanno uso e c’è anche chi si è ricavato dei percorsi nel giardino di casa, piuttosto che in campagna, tra i filari. Io pedalo guardando fuori dalla finestra. Mi aiuto con la musica, quello sì».
La mountain bike, al pari di altri sport, dovrà fare i conti con la crisi post emergenza Covid-19.
«A soffrire saranno soprattutto i piccoli eventi, le piccole squadre – commenta Fruet - Bisognerà trovare un modo per incentivare le sponsorizzazioni. Posso essere d’accordo con i tagli agli stipendi degli atleti, anche se dipende dalla situazione. Se dimezzi lo stipendio a un calciatore di serie A, vivrà comunque benissimo. Se lo dimezzi a un operaio, farà fatica ad arrivare a fine mese».
Che ne sarà del calendario 2020 della mountain bike?
«Di grandi eventi ne sono rimasti pochi. Gli Internazionali d’Italia di cross country sono stati cancellati. È rimasta, al momento, la tappa di Coppa del Mondo della Val di Sole, in settembre».
Al momento della ripresa, la bici potrebbe essere il mezzo ideale per muoversi, il più sicuro.
«Il ciclismo ora sta pagando dazio, ma potrebbe beneficiare di questa crisi per conoscere una nuova popolarità. Al termine del periodo di lockdown, penso che tutti apprezzeranno di più lo sport, in generale».
Sarà il 28esimo anno della sua carriera agonistica, ma al momento non pensa al ritiro dalle competizioni.
«Voglio arrivare a quota 30, alla cifra tonda, anche perché mi difendo ancora abbastanza bene – conclude Fruet - Lo scorso anno ho vinto 17 gare. Per l’inizio di stagione avevo un obiettivo, gli Internazionali di Nalles, che in aprile avrebbero festeggiato la 20esima edizione. Ho fatto tutte le precedenti 19 e volevo fare anche la 20esima. Ho rimandato l’appuntamento al 2021. È un impegno preso, non posso ritirarmi ora».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«La speranza è che il Covid-19, seppur più forte di altri virus, faccia la fine dei precedenti, ovvero che vada a sparire – esordisce Fruet - Ha fatto danni ingenti, ma in buona parte sono stati causati più dall’uomo che dal virus».
Il perginese del Team Lapierre Trentino, che pratica tutte le specialità del fuoristrada, crede nella ripartenza.
«La mountain bike potrebbe ripartire prima di altri sport, soprattutto con un certo tipo di gare. Penso all’enduro, che è una prova a cronometro, in cui si gareggia uno alla volta. La prima in calendario sarebbe la tappa di Coppa del Mondo in Val di Fassa, il 4 e 5 luglio. Sono iscritto e spero si possa fare. L’unica problematica è legata alla provenienza dei concorrenti, che arrivano da Paesi diversi».
Più difficile sarà per le granfondo, per le manifestazioni di massa.
«Qualcuna potrebbe essere recuperata a settembre o ottobre, ma quest’anno gli amatori dovranno rinunciare all’idea. In questa stagione anomala potrebbero avere maggior successo le gare regionali, che fanno riferimento a un ambito territoriale più omogeneo e ristretto. Sono più gestibili sotto tanti punti di vista».
Secondo lei, invece, il 2020 sarà l’anno del ciclocross.
«È una specialità in crescita e nella prossima stagione potrebbe conoscere un nuovo successo. Alcuni “pezzi da novanta” potrebbero scegliere proprio il ciclocross per non fermarsi, per recuperare una parte di lavoro perso quest’anno e iniziare al meglio la preparazione in vista delle Olimpiadi».
Come ha vissuto questo periodo di lockdown?
«A casa, come tutti, anche se lo ho trovato eccessivamente lungo. Si potevano fare dei ragionamenti differenti a seconda delle situazioni. Non ho condiviso l’idea di impedire lo sport outdoor: da noi, in Trentino, ci sono spazi enormi e chiudere la gente in casa per troppo tempo non è salutare. In molte zone d’Europa, infatti, l’hanno vista diversamente. Certe misure erano necessarie in città come Bergamo e Milano. Ma non era necessario fermare l’Italia intera per due mesi. È stato fatto un danno enorme a livello economico e sociale».
D’accordo o meno, lei ha giustamente rispettato le regole.
«Sono rimasto a casa, a pedalare sui rulli. Finora li avevo usati soltanto per il recupero dagli infortuni. Massimo per tre settimane, anche quando mi ero rotto un braccio. Non li avevo mai usati per due mesi consecutivi».
Come si sta allenando?
«Faccio sessioni da 50, massimo 60 minuti, affiancati a qualche esercizio di ginnastica a corpo libero. Non ha senso passare ore sui rulli, anche perché in un’ora di esercizio si perdono 1,5-2 chili di liquidi. Quello che andrà rifatto, quando si potrà tornare in strada, sarà la base aerobica».
Ha fatto qualche gara virtuale per non perdere il gusto della competizione?
«Non ho fatto gare virtuali e non utilizzo le piattaforme digitali. So che tanti miei colleghi ne fanno uso e c’è anche chi si è ricavato dei percorsi nel giardino di casa, piuttosto che in campagna, tra i filari. Io pedalo guardando fuori dalla finestra. Mi aiuto con la musica, quello sì».
La mountain bike, al pari di altri sport, dovrà fare i conti con la crisi post emergenza Covid-19.
«A soffrire saranno soprattutto i piccoli eventi, le piccole squadre – commenta Fruet - Bisognerà trovare un modo per incentivare le sponsorizzazioni. Posso essere d’accordo con i tagli agli stipendi degli atleti, anche se dipende dalla situazione. Se dimezzi lo stipendio a un calciatore di serie A, vivrà comunque benissimo. Se lo dimezzi a un operaio, farà fatica ad arrivare a fine mese».
Che ne sarà del calendario 2020 della mountain bike?
«Di grandi eventi ne sono rimasti pochi. Gli Internazionali d’Italia di cross country sono stati cancellati. È rimasta, al momento, la tappa di Coppa del Mondo della Val di Sole, in settembre».
Al momento della ripresa, la bici potrebbe essere il mezzo ideale per muoversi, il più sicuro.
«Il ciclismo ora sta pagando dazio, ma potrebbe beneficiare di questa crisi per conoscere una nuova popolarità. Al termine del periodo di lockdown, penso che tutti apprezzeranno di più lo sport, in generale».
Sarà il 28esimo anno della sua carriera agonistica, ma al momento non pensa al ritiro dalle competizioni.
«Voglio arrivare a quota 30, alla cifra tonda, anche perché mi difendo ancora abbastanza bene – conclude Fruet - Lo scorso anno ho vinto 17 gare. Per l’inizio di stagione avevo un obiettivo, gli Internazionali di Nalles, che in aprile avrebbero festeggiato la 20esima edizione. Ho fatto tutte le precedenti 19 e volevo fare anche la 20esima. Ho rimandato l’appuntamento al 2021. È un impegno preso, non posso ritirarmi ora».
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