TRENTO. Continua il nostro “viaggio” alla ri-scoperta degli sport delle Olimpiadi, vale a dire delle discipline e degli atleti per i quali ci spelliamo le mani praticamente ad ogni edizione dei Giochi, salvo poi riporle nel dimenticatoio per i quattro anni successivi. È un errore che noi del Trentino, almeno questa volta, non vogliamo commettere. E dopo scherma e canoa-kayak, oggi è la volta del tiro a segno, sport che a Londra 2012 ci ha regalato la medaglia d’oro di Niccolò Campriani nella carabina 50 metri 3 posizioni, l’argento dello stesso Campriani nella carabina 10 metri e ancora l’argento di Luca Tesconi nella pistola 10 metri. Il Trentino Alto Adige è peraltro terra di grandi tiratori, avendo dato i natali a Vigilio Fait, protagonista con la sua pistola a ben quattro edizioni dei Giochi olimpici; altoatesino è il presidente dell’Unione italiana tiro a segno (Uits), Ernfried Obrist, rieletto poche settimane fa alla guida del movimento nazionale. E, se proprio vogliamo anche una nota di gossip, altoatesina è la fidanzata della superstar azzurra Campriani, vale a dire Petra Zublasing, a sua volta componente della spedizione azzurra del tiro a segno all’ultima edizione dei Giochi.

Alla guida del comitato regionale dell’Uits c’è Alberto Miorandi. In Trentino gli iscritti sono all’incirca tremila, suddivisi tra le sezioni di Trento, Rovereto, Pergine, Strigno e Predazzo. Di questi, solo il 25-30% svolgono attività agonistica vera e propria. Tra gli altri ci sono coloro che sparano per avere l’abilitazione al porto d’armi: lo scopo delle sezioni locali dell’Uits è anche questo. Quindi privati cittadini, ma anche coloro che hanno esigenze professionali, come i rappresentanti delle polizie locali e degli istituti di vigilanza.

Chi sono, invece, i giovani che si avvicinano al tiro a segno inteso come disciplina sportiva? «Ragazzi e ragazze anche di età scolare – spiega Miorandi – che sparano con pistola o carabina e lo fanno con uno spirito agonistico. Molti appartengono a famiglie di tiratori, ma spesso non è così». Insomma, fare l’identikit del tiratore non è facile. Diciamo intato che l’agonismo viene praticato in tutte le sezioni Uits del Trentino, anche se quella di Rovereto è senz’altro la più rappresentativa. Le principali discipline sono quella della carabina e della pistola ad aria compressa, che vengono praticate nei poligoni indoor, e quelle della carabina e della pistola a fuoco, sulla distanza dei 25 e dei 50 metri. Queste hanno a loro volta diverse specialità, come la pistola libera, la pistola automatica ed altre ancora.

Con tutto i rispetto per chi gioca a dama o a bridge, il tiro a segno non è né la dama né il bridge, bensì un vero sport. «Chi non pratica il nostro sport – spiega Giancarlo Tosi, consigliere tecnico del comitato regionale dell’Unione italiana tiro a segno – non può capire quanto è importante la condizione fisica ed in particolare una corretta distribuzione energetica e muscolare. Tenere la pistola alta per un’ora e mezza richiede una buona muscolatura, infatti i nostri tiratori vanno in palestra, nuotano, corrono, vanno in bicicletta e mountain bike».

Altrettanto importante la componente psicologica. «Vigilio Fait – spiega ancora Tosi – pratica da anni metodiche di concentrazione e rilassamento. All’inizio si faceva ricorso al training autogeno, ma poi questa pratica è stata abbandonata, perché oltre a rallentare i battiti, abbiamo bisogno di essere molto vigili; oggi si ricorre all’imagery, vale a dire la riproposizione di situazioni già note all’atleta per la loro componente di rilassatezza».

Alla ricerca della condizione psicofisica ideale, sperando di trovare l’erede del 50enne Vigilio Fait. «A livello nazionale – afferma ancora Alberto Miorandi – degnissimi eredi di Fait sono Campriani e Tesconi. A livello provinciale ci sono parecchi giovani che promettono bene, ma la distanza da colmare per raggiungere i livelli del campione roveretano è ancora grande. Noi ci speriamo, ma non ci nascondiamo le difficoltà, legate anche ad un discorso di risorse – spiega il presidente – I nostri atleti non fanno parte di un gruppo sportivo militare. Armi e munizioni sono a carico della sezione, il problema è l’esiguo numero di ore che un tiratore non professionista, dopolavorista, può dedicare all’attività. Ai tempi dei suoi successi internazionali, Vigilio Fait, che era un operaio metalmeccanico, ottenne un distacco dal lavoro e un sostegno dalla Uits per la sua attività agonistica».

Più fiducioso Tosi, che è reduce dalla rassegna nazionale “Miglior giovane tiratore dell’anno”, andata in scena proprio nello scorso weekend nell’ambito degli “Sport Days” di Rimini. Il titolo è andato proprio ad un trentino, il dodicenne Roberto Azzolini, roveretano categoria Allievi e portacolori del locale Tiro a Segno, che in regione vanta il più grosso gruppo di agonisti, specie nella pistola. Il giovane era risultato il miglior tiratore del Trentino Alto Adige al termine delle selezioni regionali, andate in scena da gennaio a giugno ed alle quali hanno preso parte ragazzi di età compresa tra gli 11 ed i 19 anni. Ma Azzolini non si è accontentato di primeggiare in regione. Lo è stato, infatti, anche alla gara nazionale di Rimini, anche qui opposto ad avversari di età decisamente superiore alla sua: giunto in terra romagnola come un outsider assoluto, Azzolini si è imposto per un decimo di punto, «un capello», commenta euforico Tosi.

Chissà che non sia proprio quel capello a spianare la strada verso il successo al nuovo Vigilio Fait della pistola trentina.

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