TRENTO. Fabrizio e Giacomo sfilano tra i paletti uno dietro l’altro, quasi all’unisono. Stessi movimenti, stesso casco ben piantato in testa con sponsor Caprari (e lo nominiamo volutamente perché ad oggi solo questa ditta di Modena ha deciso di investire nel duo azzurro), stessa tuta, stesso auricolare e stesso microfono a legarli l’uno all’altro, come un filo invisibile, grazie alla tecnologia bluetooth. Hanno entrambi 17 anni, frequentano la stessa scuola a Cavalese, l’istituto “La Rosa Bianca”, e insieme stanno compiendo una piccola grande impresa sportiva, dominando in lungo e in largo la Coppa del Mondo di sci alpino categoria Visually Impaired. Quella per atleti con problemi di vista, che hanno un’acutezza visiva che parte da un massimo di un decimo per occhio e arriva fino alla completa cecità.
Giacomo Bertagnolli, infatti, è ipovedente: «Ho circa 0,5 decimi - racconta - intravedo le ombre e le sagome quando c’è una certa luce. Ma sono nato così, è la mia condizione di vita da quando sono piccolo e quindi ho imparato ad essere il più autonomo possibile». «Ai limiti dello spericolato - aggiunge sorridendo la mamma Giorgia - sin da bambino, infatti, Giacomo ha fatto sport, dal pattinaggio, allo slacklining (l’esercizio di camminare su una fune sospesa in aria ndr). Una pratica, questa che lo ha aiutato ad aumentare moltissimo l’equilibrio e la sensibilità nei piedi». E poi c’era la neve. Vivendo a Cavalese sin da piccolo, in compagnia di suo padre, ha cominciato a sciare. Oggi a guidare Giacomo in pista c’è il suo amico
Fabrizio Casal e insieme i due trentini stanno infilando un podio dietro l’altro in Coppa del Mondo: dieci, in dieci gare disputate, per l’esattezza, che gli sono valsi oltre 300 punti di vantaggio sui secondi in classifica, i russi
Frantsev-Agranovskii e quasi 400 sui terzi, il duo
Redkozubov-Geroev, un’altra coppia russa. Atleti di primissimo piano e molto più grandi di loro (Redkozubov, per esempio, è del '72 e nel 2014, alle ultime Paralimpiadi di Sochi, ha strappato due medaglie d’oro e una di bronzo) cui la coppia trentina, però, sta rifilando autentiche lezioni di tecnica, rapidità e affiatamento.
E dire che Giacomo e Fabrizio hanno cominciato a sciare assieme solo a partire da quest’anno. Prima Bertagnolli si faceva guidare da
Achille Crispino, uno sciatore molto più esperto di Fabrizio, che però durante la finale dei campionati italiani, della scorsa stagione, ha avuto un incidente in pista. Da quel momento è subentrato Fabrizio, un ragazzo come tanti amante dello sci, che quando s’è presentata l’occasione ha deciso di provare. Ed è così che è nata la coppia. «Adesso Achille continua a seguirci come responsabile tecnico – racconta Giacomo – e aiuta me e Fabrizio nella gestione del team. Ma devo dire che con Fabrizio mi trovo davvero alla perfezione. Siamo in simbiosi. Lui ha una grande sensibilità ed è davvero bravissimo e paziente. E poi ha una grande tecnica. Banalmente: io e lui durante uno slalom stiamo a circa un paletto di distanza e se lui ne abbatte uno questo risalendo mi finisce dritto in faccia. Quindi lui può appena sfiorarli. Per il resto è sempre avanti a me e tramite il microfono mi avverte di ogni curva, ostacolo, cunetta, lastra di ghiaccio. E io dietro eseguo e gli dico a mia volta se aumentare il ritmo o rallentare».
L’affiatamento tra i due deve essere, quindi, massimo. L’uno e l’altro non possono permettersi errori anche perché in pista si viaggia a velocità notevoli e le insidie sono sempre dietro l’angolo. «Una volta - prosegue Giacomo - Fabrizio aveva il pettorale arancione che gli avevo chiesto di mettere perché, a luce normale, mi aiutava a seguirlo. Ma mentre scendevamo il sole si è riflesso sul pettorale e mi ha accecato e l’ho perso. E ho dovuto chiudere la gara più lentamente con le sole indicazioni audio. Situazioni simili si verificano con la rifrazione della luce sulla neve. In quei casi scendo abbagliato dalla luce ed è molto più difficile. Cunette, buche, e lastre di ghiaccio, invece, per me sono meno insidiose perché ho una grande sensibilità nei piedi e un grandi riflessi quindi riesco a reagire quasi sempre bene».
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Adesso per vincere la Coppa del Mondo mancano sette gare a fine febbraio in Colorado. «Se riusciremo ad andarci avremo speranze di farcela - completa Bertagnolli - e tutti si stanno adoperando per farci partire. Anche a scuola sanno della nostra attività sportiva parallela allo studio e sono molto pazienti. Io già di mio ci metto il doppio, rispetto agli altri, a studiare, leggere un libro scrivere un tema. Tra allenamenti e gare in giro per il mondo non ce la faremmo a restare in corso se non ci fosse un po’ di aiuto. E invece entrambi andiamo molto bene. Io non ho voti insufficienti e Fabrizio va anche meglio. Quest’anno siamo in terza. Il prossimo, se tutto andrà bene, saremo in quarta e parteciperemo ai Mondiali a Tarvisio e poi arriverà l’anno delle Paralimpiadi che coinciderà con quello della maturità. Sarebbe un sogno riuscire a centrare tutte queste accoppiate». Ma si sa, l’unione fa la forza e i due campioncini trentini potendo contare l’uno sull’altro di forza a disposizione ne hanno da vendere.