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TRENTO. Ti aspetti il Serniotti compassato che hai sempre visto a bordo campo al PalaTrento e ti trovi davanti una personaggio viceversa tutto da raccontare, forte nelle sue convinzioni ma aperto al mondo che lo circonda, capace di apprezzare il dolce e l’amaro della vita. Ne è uscito uno spumeggiante forum in redazione con l’allenatore della Diatec Trentino, con il quale abbiamo parlato davvero di tutto, dalla bella sfida che ha accettato quest’anno all’avventura politica del presidente Mosna, dalla scelta di relegare in panchina Jack Sintini agli amatissimi canederli; dal Torino dello scudetto 1976 alla “sua” Trento, quella del Cinema Astra e delle ciclabili. Un Serniotti a cuore aperto, per i lettori del Trentino.
Coach Serniotti, dopo la vittoria su Cuneo ha tracciato un bilancio molto positivo. Sta andando davvero tutto come sperava?
Decisamente meglio di come speravo, non potevo pretendere tanto. Questa squadra era reduce da un’estate nel corso della quale si era cambiato tanto, dovevamo creare qualcosa di credibile, ai nostri occhi ed a quelli del nostro pubblico. Direi che ora siamo credibili. Se ci siamo riusciti è perché, nonostante siano andate via tante persone importanti, quelle che sono rimaste – e mi riferisco tanto ai giocatori quanto allo staff – sono riuscite a dare continuità al progetto, a spiegare agli altri che qui si fa così, che qui si gioca per vincere, anche se siamo più deboli o semplicemente più giovani.
A proposito di giovani: quello che forse meglio rappresenta il vostro exploit è Lanza, che è letteralmente esploso, anche in Nazionale.
Molto più semplicemente, Lanza ha finalmente la possibilità di giocare e dimostrare quello che vale, fino all’anno scorso non era possibile. I giovani che non trovano spazio in una squadra stanno bene un anno, poi devono cambiare, andare a giocare, perché solo giocando puoi imparare certe cose.
Dalle note liete a quelle meno positive, come la vostra ricezione contro un avversario come Macerata. Cosa potete fare per non ripetere momenti come quelli del primo set?
Farlo più volte possibile, ricreare quelle condizioni in allenamento. Non dobbiamo cercare la perfezione, dobbiamo accontentarci di tenere la battuta avversaria e lavorare di più con il palleggiatore e l’attacco. Quello che è successo con Macerata ha messo in mostra un nostro limite, l’importante è fare tesoro di questi episodi.
Cosa è successo alla vostra battuta contro Cuneo?
A fine partita ho ricevuto almeno dieci sms, tutti sulla battuta, si è arrabbiata anche mia moglie. È successo che due giocatori hanno sbagliato tanto, peraltro non forzando la battuta. Sokolov ha sempre sbagliato tanto in battuta ma, a sua parziale scusante, va sottolineato che si porta dietro un problema ad una spalla. Ma la battuta di Cuneo è una cosa che non mi preoccupa, non posso pretendere che questa squadra non sbagli nulla.
Quella di Suxho palleggiatore titolare è una scelta definitiva?
«Sì, la squadra è stata fatta con Suxho titolare. Ciò non toglie che un conto è avere secondo palleggiatore un ragazzino, discorso diverso è poter disporre di un alzatore di grande esperienza come Sintini, sul quale posso contare in ogni situazione.
Ma Sintini accetta di buon grado di essere il secondo di Suxho?
Certo che no. Sintini, adesso che è guarito, è pronto per fare il palleggiatore titolare e sono convinto che tornerà ad esserlo, ma io devo fare delle scelte e non posso accontentare tutti. Peraltro, Jack unisce alle doti tecniche delle doti umane non comuni, specie dopo quello che gli è successo. E forse è anche quello che ha lavorato più duramente in questa prima fase della stagione.
Qualche mese fa ha detto che non poteva dire di no alla proposta di Mosna, per quello che ha ricevuto dalla società e dalla città. Aveva altre offerte?
È una scelta di fronte alla quale mi sono trovato d’improvviso, ma ero obbligato a dire di sì, anche se quello che è successo con Stoytchev e gli altri mi è dispiaciuto. Ma ho proferito rimanere qui, piuttosto che seguire il gruppo.
Perché, avrebbe potuto emigrare in Turchia anche lei?
Probabilmente ne avrei avuto la possibilità, succede spesso che il capo allenatore si porti dietro l’assistente. Ma ho preferito rimanere qui e non sono stato l’unico. Bisogna avere il coraggio di rimanere, anche quando le cose non vanno bene.
Cosa pensa dell’avventura politica del presidente Mosna?
Al presidente piace buttarsi in nuove avventure, anche se nella vita ha già raggiunto tanti bei traguardi. Gli piacciono le sfide ed ha accettato anche quella della politica, anche se sapeva che sarebbe stata molto difficile. So che faccio la figura del leccaculo, ma io credo che lo abbia fatto con generosità e sincerità, convinto di poter fare il bene della sua gente, e mi è dispiaciuto vederlo subito attaccato.
Da bambino voleva fare l’allenatore di pallavolo o l’astronauta?
L’astronauta no, piuttosto il giornalista. Mio figlio, invece, vuole fare l’astronomo.
È cresciuto a Torino negli anni ’60 e ’70 ma tifa per il Milan: come mai?
Mio papà era tifoso del Toro, è morto un mese prima dello scudetto del 1976. Per lui è stato un dolore, ma io tifavo per il Milan perché vinceva di più. Comunque, tengo anche per il Toro.
A Trento cosa le manca del Piemonte?
Torno a casa, a Cuneo, molto spesso, ma considero una delle fortune della mia professione proprio il poter conoscere luoghi sempre diversi e nuovi amici. Anzi, devo stare attento a non rimanere troppo, altrimenti poi soffro quando devo tornare a trasferirmi.
A Trento ha un ristorante preferito?
La cosa che mi piace più di Trento è il Cinema Astra, che unisce al piacere dei film quello della cucina, come l’Auditorium di Roma.
Canederli o bagna cauda?
Canederli, assolutamente. Mia moglie ha anche imparato a farli, a casa piacciono a tutti.
Teroldego o barolo?
Il barolo lo bevo poco spesso, preferisco dolcetto o barbera. Ma anche i vostri vini sono buoni, il mio preferito è il pinot nero.
Ci fa una classifica gastronomica dei luoghi in cui ha allenato?
In Francia per mangiare bene devi spendere un po’ più che in Italia, però abitavo vicino ad un mercato nel quale facevo razzie di formaggio, vino e ostriche. In Grecia ho mangiato della carne molto buona, il Russia preferivo le zuppe, ma se devo scegliere propendo sempre per la cucina italiana. In Puglia era favoloso, si mangiava fin troppo.
Cosa fa nel tempo libero? Ha girato la nostra provincia?
Quando finisce il campionato il mio passatempo preferito è girare per la città in bicicletta. Eppoi trovo che i Suoni delle Dolomiti siano un’iniziativa davvero fantastica.
Mi dicono che legge molto. Ultimo libro?
Sì, leggo molto, ma il tablet mi ha tolto il tempo da dedicare ai libri. Sto leggendo il libro di Ettore Messina sull’esperienza Nba. Scrive molto bene.
@mauridigiangiac
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