Anche in Norvegia si infiamma la questione della pressione turistica in una serie di località che soffrono, un po' come accade in molte città o aree italiane, di una serie di effetti collaterali. Accanto agli aspetti dell'impatto diretto che possono risultare degradanti, per questioni numeriche o per tendenze cafone di alcuni ospiti, ci sono le conseguenze per esempio sul mercato immobiliare.

In zone artiche come la pittoresca città di Tromsø, detta la "Parigi del nord" (nella foto qui sotto, di Yngve Olsen Sæbbe, CC-wikipedia.org), molti denunciano le difficoltà a trovare casa in affitto per studenti e lavoratori, perché i proprietari sono sempre più orientati al mercato turistico mediato dalle grandi piattaforme di prenotazione online. Una spina dolente per un centro urbano artico da sempre noto anche per l'importante ruolo nel mondo accademico e per la vivacità culturale.

E in generale la casa è diventata sempre più cara, così come il resto dei beni necessari per chi in quei luoghi vive tutto l'anno, col rischio di ritrovarsi in prospettiva dentro villaggi o città dormitorio.

La questione immobiliare e di vivibilità locale, da qualche anno è al centro di polemiche anche alle isole Lofoten (qui sopra in una foto di archivio Ansa), un arcipelago di particolare valore paesaggistico, con l'affascinante controcanto delle vette sul mare.

In entrambi i casi, il turismo nel corso degli anni è diventato un notevole pilastro economico, ma comincia a preoccupare l’affluenza pesante di visitatori, per esempio a Tromsø d'inverno, dove l’aurora boreale è magica ma crea un affollamento smisurato.

Oppure alle Lofoten d'estate, fra distese di tende e di veicoli che minano il fascino di un territorio straordinario dal punto di vista naturalistico.

Il nodo economico legato al carovita si intreccia sempre più con le tematiche sociologiche, nelle discussioni in corso, anche a livello politico: che ne sarà della società locale autentica, a fronte di un crescente squilibrio di natura turistica?

Alle Lofoten si è dovuto correre ai ripari anche infrangendo uno storico tabù: in Norvegia vige il principio della libertà di campeggio, ma davanti all'invasione turistica debordante, si è deciso pochi anni fa di introdurre limitazioni alla presenza delle tende sui prati. L'arcipelago teme anche un eccesso di hotel e altre strutture ricettive, fenomeno che nel lungo termine potrebbe finire per snaturare questo angolo di paradiso artico.

In questi giorni si discute molto dell'intenzione del governo nazionale di introdurre dall'estate in arrivo una tassa di soggiorno (3% era l'ipotesi originaria, ora si pensa a una somma fissa, forse 2-3 euro a notte), come strumento facoltativo, a disposizione dei Comuni, per una mitigazione degli effetti della pressione turistica.
La proposta ha scatenato reazioni contrapposte: accanto ai favorevoli, a cominciare dai Comuni delle stesse Lofoten, c'è chi semplicemente ritiene che una tassa che porterebbe fondi da destinare alla cura del territorio (sentieri, parcheggi e altri servizi igienici) non avrebbe alcun effetto sul nucleo del problema, cioè l'eccesso di visitatori in alcuni periodi dell'anno.

Nella prima fase molti contestavano l'applicazione del balzello limitata ai pernottamenti in strutture accreditate, senza considerare, invece, il vasto business delle navi da crociera. Queste ultime sono state aggiunte in una successiva misura: ora si prevede una tassa di 4-5 euro a passeggero per giornata di ormeggio, ma probabilmente dall'anno prossimo.

La destagionalizzazione è un'altra pista che si cerca di seguire, per quanto più complicata che altrove in un Paese come la Norvegia, specie nelle regioni oltre il circolo polare artico. Ma al momento non si parla di limitazioni o di iniziative particolari disincentivanti, per attenuare i flussi.

Fra gli operatori del settore turistico non manca lo scetticismo sulle misure in arrivo: si osserva che per gli ospiti si tratta di un sovraccarico su una base già con livelli di costo/vacanza elevati rispetto ad altri Paesi europei.

In definitiva, al di là delle dispute locali e di un confronto sociale e politico che in ogni modo sta rimodellando in parte la misura, resta una certezza: alla crisi da crescita eccessiva del turismo non si scappa, nemmeno nel grand Nord del sole di mezzanotte e del buio inverno solcato dall'aurora boreale. E le risposte efficaci non sono semplici da mettere in atto.