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TRENTO. È partita dal Primiero un'iniziativa che ha raccolto già 710 sottoscrizioni in tutto il Trentino. Si tratta, spiegano i promotori, di una petizione indirizzata alla Provincia per chiedere che venga adottato un protocollo di cure domiciliari efficaci e precoci in modo che i medici di medicina generale possano, in scienza e coscienza, curare tempestivamente i propri pazienti.
Da mesi sono attivi in Italia dei gruppi che mettono in contatto i pazienti con medici, sempre più numerosi, che hanno sperimentato clinicamente e formalizzato schemi terapeutici per le cure domiciliari precoci. I medici forniscono supporto a distanza ai pazienti che si trovano nella situazione di non ricevere cure domiciliari precoci.
I 710 firmatari della petizione, in una lettera inviata al presidente della Provincia Maurizio Fugatti, all’assessora Stefania Segnana, al direttore generale dell’Azienda sanitaria Pier Paolo Benetollo, al dirigente Antonio Ferro Direttore del Dipartimento di prevenzione e al presidente dell’ordine dei medici trentini Marco Ioppi, chiedono che «anche il Trentino adotti, come fatto da altre Regioni, dei protocolli di cure domiciliari precoci per il Covid-19 potenziando ed istruendo in tal senso le USCA e, coinvolgendo i medici di medicina generale ed i pediatri affinché curino in scienza e coscienza i loro assistiti, di cui conoscono la storia clinica; in una visione di medio periodo, che venga implementata la presenza dei medici di base nelle valli, in modo da rafforzare la medicina territoriale, ingiustamente impoverita negli anni, perché possa tornare ad essere un fiore all’occhiello del nostro Trentino».
I promotori dell’iniziativa spiegano che «è ormai confermato da numerosi studi e dall’esperienza clinica di molti medici, come il Covid-19 sia una malattia che deve essere affrontata e curata ai primi sintomi nella propria casa. In tal modo si evita, nella maggior parte dei casi, il peggioramento verso una forma più grave che costringe al ricovero in ospedale. A differenza quindi di altre patologie, per le quali l’accesso alle strutture ospedaliere è assolutamente necessario (patologie cardiologiche, respiratorie, renali o oncologiche), il Covid-19 può essere gestito direttamente a casa dai medici, con ottimi risultati e l’opportunità di lasciare spazio a quei malati per i quali l’accesso ad un ospedale non è una opzione ma una assoluta necessità».
«Fino ad ora – proseguono - molti pazienti non hanno potuto avere cure domiciliari precoci, a causa dell’indisponibilità del proprio medico di medicina generale ad ignorare le linee di indirizzo di AIFA nella gestione a domicilio dei casi di Covid19, che come noto prevedono ancora in data odierna una terapia sintomatica (antipiretici/analgesici) e la cosiddetta vigile attesa, limitando la somministrazione di eparine e costicosteroidi ai soli casi gravi, e dichiarando non raccomandato l’uso di antibiotici, idrossiclorochina e altri farmaci antivirali. La “vigile attesa” si conclude purtroppo, per i pazienti più fragili o sfortunati, con il ricorso alle cure ospedaliere ormai in presenza di sintomi gravi e talvolta con esiti fatali. Alcuni Stati hanno invece ufficialmente adottato con successo protocolli per cure domiciliari precoci, con farmaci dal costo molto basso e dagli effetti collaterali noti perché usati da moltissimi anni per curare altre patologie. In questo contesto, da molti mesi sono attivi in Italia dei gruppi che mettono in contatto i pazienti con medici, sempre più numerosi, che hanno sperimentato clinicamente e formalizzato schemi terapeutici per cure domiciliari precoci. Tali medici forniscono gratuitamente supporto a distanza ai pazienti che si trovano nella situazione di non ricevere cure domiciliari precoci dai propri medici di medicina generale, se non un banale (e oltretutto nocivo) antipiretico. In attesa che la situazione nazionali si sblocchi, invitiamo il Trentino fin d’ora a definire delle linee guida in modo che i medici possano, in scienza e coscienza, curare tempestivamente i propri pazienti con lo scopo di far calare l’occupazione dei posti letto negli ospedali».
