TRENTO. Secondo gli inquirenti anche parte della dirigenza di Grafica Veneta era a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, sia per quanto riguarda gli incessanti turni di lavoro, che per la sorveglianza a vista a cui erano sottoposti. Lavoratori che risultavano assunti dalla “B.M. service” di Lavis. 

Erano, inoltre, consapevoli delle degradanti condizioni di lavoro, della mancata fornitura dei Dpi (scarpe antinfortunistiche, protezioni da rumori).

Tale situazione avrebbe comportato un tentativo di elusione dei controlli, edulcorando o eliminando dai server informatici gran parte dell'archivio gestionale che registra gli ingressi e le uscite dei lavoratori.

Sulla base delle risultanze investigative e la magistratura padovana ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 9 pakistani per lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro, e un'ordinanza agli arresti domiciliari per i due dirigenti, per sfruttamento del lavoro.

L'indagine era partita il 25 maggio 2020, dopo che erano stati trovati un pakistano con le mani legate dietro la schiena e altri suoi connazionali picchiati violentemente. Altri cinque si erano presentati all'ospedale di Padova, riferendo una analoga situazione.

Le vittime, in quel periodo lavoravano alla Grafica Veneta ed erano tutte dipendenti della "B.M. Services" di Lavis (Trento), attiva nel campo del confezionamento e finissaggio di prodotti per l'editoria, di proprietà di padre e figlio, pakistani con cittadinanza italiana.

L'Arma avrebbe  accertato che i due titolari assumevano connazionali per brevi periodi, stipulando regolari contratti di lavoro (part-time e full-time).

In realtà, però, gli operai lavoravano anche fino a 12 ore al giorno, senza alcuna pausa, senza ferie, né altra tutela. E versavano gran parte dello stipendio ai due titolari o a loro 'fedelissimi'.

I lavoratori erano anche costretti a pagarsi l'affitto per un posto letto nelle case messe a disposizione dall'organizzazione, dove vivevano anche in più di 20.

Le vittime, nel tempo, avevano capito di essere sfruttate e si erano rivolte ad un sindacato di categoria, ma sono state scoperte e fatte oggetto di un'azione punitiva: al ritorno nelle loro abitazioni gli operai avrebbero trovato ad attenderli le squadre di picchiatori che li hanno aggrediti, e dopo averli legati mani e piedi, percossi per derubarli dei soldi, dei documenti e di ogni altro avere, compresi i telefoni cellulari per impedire loro di chiedere aiuto.

Infine li avrebbero costretti a salire a bordo di tre veicoli, per poi abbandonarli per strada.