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TRENTO. All’età di 92 anni ci ha lasciati Padre Italo Piffer missionario comboniano nato a Cembra che ha trascorso quasi 60 anni in Uganda dove era arrivato nel 1961, prima ad Arua nel West Nile ugandese e poi per molti anni ad Anaka, una zona pericolosissima dove doveva fare i conti spessissimo con i guerriglieri.
Era ospite della casa di riposo dei padri comboniani a Castel d’Azzano in provincia di Verona dove oltre un mese fa aveva superato il Covid-19 ma non si era più ripreso. “Se n’è andato spegnendosi come una candela che ha finito la cera”, ci dice il superiore dei Comboniani di Trento Padre Tullio.
Padre Italo era unico, un missionario fuori dal comune, la sua visione dell’Africa era una visione di grande fratellanza fra tutte le religioni. Nel 1985 quando iniziammo a frequentare l’Uganda dove la guerra civile era appena finita egli si trovava nella casa dei comboniani di Arua, nel West Nile dove divenne assieme ai molti altri missionari trentini presenti nell’area, uno dei nostri maestri per farci evitare gli errori che vedevano compiuti dalle altre ONG presenti nell’area.
Il loro motto che diventò subito il nostro era quello: “lavorare con loro e non per loro”. In questo padre Italo fu un grande maestro. Ricordo che quando nell’1987 iniziammo a perforare i pozzi vicino agli healt center pretendeva che perforassimo i pozzi non solo vicino a quelli della chiesa cattolica, ma anche ai dispensari gestiti dai mussulmani che aiutava molto "perché non avevano nulla”, diceva.
Era un vulcano di idee all’epoca aveva stampato il vangelo in una delle lingue locali più diffuse, al fine di permettere alla gente di leggere il vangelo.
Con il suo trasferimento ad Anaka si rese conto che c’era bisogno di una chiesa fatta di mattoni e copertura con le lastre di zinco, al posto della capanna, ma la gente locale era talmente povera che non era in grado di realizzarla per questo lavorò per anni al fine di trovare i finanziatori della chiesa che poi realizzò. Ma, come accennato, era in una zona dove i ribelli la facevano da padroni, sempre più spesso venivano a rubare anche in canonica cercando cibo e medicine. Iniziarono a picchiare il padre perché non trovavano nulla.
Lui era fatto così: ciò che aveva lo condivideva con tutti sperando sempre nella Divina Provvidenza. Durante il giorno arrivava la gente locale che si lamentava perché lo riteneva amico dei guerriglieri. Era arrivato al punto che aveva tolto le porte della canonica a dimostrazione che la sua era una casa aperta a tutti ma prevalentemente ai più poveri, agli ultimi.
La zona era molto malarica e lui diceva che combatteva le zanzare con la sua immancabile sigaretta sempre in bocca. Ma ciò che più colpiva era la sua fede granitica e la sua vocazione per gli ultimi con i quali condivideva tutto quello che aveva.
I funerali si terranno venerdì 22 gennaio alle ore 14.30 nella chiesa di Cembra, nel rispetto delle disposizioni dovute alla pandemia, dove aveva espresso il desiderio di essere sepolto.
