TRENTO. Gli abitanti delle Alpi possono ritenersi fortunati a non ospitare le Olimpiadi per almeno un decennio. Lo sostiene CiprA, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, organizzazione non governativa con rappresentanze in sette Stati alpini, a cui aderiscono più di cento tra associazioni e organizzazioni. La Commissione ha analizzato le esperienze olimpiche degli ultimi anni, puntando il dito sui criteri di selezione e di contratto proposti dal Cio, il Comitato olimpico internazionale. «Con i regolamenti attualmente vigenti e le condizioni contrattuali del Cio - afferma la CiprA in una nota -, non è più responsabile svolgere i Giochi olimpici invernali nelle Alpi. Le loro procedure sono opache e non democratiche. Con l'host city contract il Cio priva i Comuni di ogni autodeterminazione. Nell'host city contract, che conta più di 60 pagine, al tema ambiente e sostenibilità sono dedicate appena otto righe».

Secondo la CiprA, «in un onesto calcolo costi-benefici, dal punto di vista dei contribuenti le Olimpiadi sono un vero e proprio fiasco. Non esiste un solo studio che dimostri che i Giochi abbiano prodotto uno sviluppo economico a lungo termine per la regione che li ha ospitati. Al contrario, l'esperienza mostra che i Giochi olimpici sono più che altro un fuoco di paglia. Con gli sport invernali le Olimpiadi puntano sul mercato sbagliato, inoltre nel pubblicizzare le località di turismo invernale privilegiano unicamente le destinazioni già conosciute. Alle località marginali restano i debiti e le rovine. Questo si è verificato, ad esempio, in Alta Val di Susa e in Val Chisone dopo Torino 2006». Non è certo un buon augurio per imminenti Olimpiadi russe a Sochi che, sostiene CiprA, rappresenterebbero «l'apertura del mercato degli sport invernali sulla costa subtropicale del Mar Nero, ma è anche il culmine dell'irrisione della democrazia sotto gli occhi della comunità internazionale».