di Luca Marognoli

TRENTO

Gli “speed check”, le colonnine arancioni poste agli angoli della strada per limitare la velocità, sono un “fantasma” per il Codice della strada e quindi a rischio ricorsi. Un parere della direzione generale del ministero dei Trasporti afferma che queste postazioni - dei totem ambigui per gli automobilisti, che alzano il piede dall’acceleratore pur sapendo in molti che all’interno non c’è alcuno strumento rilevatore - “non sono inquadrabili i nessuna delle categorie previste” dal Cds e che “l’eventuale impiego come componenti della segnaletica non può essere autorizzato”. Di conseguenza “l’unico impiego consentito è quello che prevede l’installazione al loro interno di misuratori di velocità”. Parole che hanno già spinto dei legali a dichiarare a “La Repubblica”, dove ieri è apparso un lungo servizio sull’argomento, che un verbale di infrazione accertato tramite questo strumento sarebbe contestabile. Le conseguenze del pronunciamento del ministero non sono però chiare: parrebbe che gli speed-check siano “leciti” solo se effettivamente contenenti gli autovelox, e con gli agenti presenti accanto, e non come “cilindri vuoti”.

La notizia lascia perplessi i sindaci dei Comuni che hanno installato gli speed-check sul proprio territorio comunale. Livio Caldera, sindaco di Comano, è spiazzato: «Ne abbiamo 5 e programmiamo di portarli a 16-17, ma a fronte di questa precisazione del ministero dovremo chiarire la cosa. Senz'altro hanno un'utilità, che è proporzionale al numero di volte in cui i vigili, a rotazione, attivano il misuratore di velocità. Ce ne sono diversi nei comuni nella valle: li ha Stenico e ne ha numerosi Tione». Per il sindaco producono un risultato positivo che si mantiene nel tempo. «La sicurezza è aumentata: abbiamo fatto misurare il flusso veicolare prima e dopo la misurazione e c'è stata una grossa diminuzione nel transito oltre i limiti».

A lanciare i totem arancioni in Trentino è stato il Comune di Lavis. «L'assessore Lorenzoni aveva i contatti con la ditta produttrice di Brescia e ne propose l'insediamento sulle nostre strade un paio di anni fa», dice il sindaco Graziano Pellegrini. Ne furono installati quattro, due sulla provinciale “del vino” («dopo avere informato la Provincia», precisa il sindaco) e due sul lungo Avisio. «All'epoca avevamo consultato il ministero, secondo il quale era possibile installarli pur con le dovute segnalazioni. Molti sanno che non c'è dentro nulla, perché l’autovelox non l’abbiamo mai inserito anche se si potrebbe fare, tuttavia l'effetto psicologico è immediato e il beneficio riscontrabile anche la notte, quando le colonnine emettono un segnale lampeggiante bluastro. Io non ho più visto la polizia con il telelaser sulla strada che sale verso Pressano: la velocità si è molto ridotta. Se il ministero ha preso delle decisioni contrarie, dovremo informarci per capire cosa fare».

C’è anche chi gli speed check ha preferito non collocarli, andando controcorrente rispetto ai Comuni vicini. E’ il caso dell’amministrazione guidata da Roberto Pellegrini, sindaco di Soraga: «Ritenevamo di non averne necessità perché abbiamo già un piano di attraversamenti pedonali a chiamata che si attivano con sensori. Il parere del ministero a noi del Comun Generale però era già noto: l’autovelox va inserito, ma non è che si possa farlo in tutte le colonnine... Anche da qui è derivata la nostra scelta».

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