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TRENTO. Forse non vedremo presto comparire i lavoratori nei consigli di amministrazione, come avviene nella lontana Svezia e come chiedeva - due anni fa - una proposta di legge del Pd presentata da Bruno Dorigatti che incassò il no secco degli imprenditori e reazioni diverse tra i sindacati. Per declinare la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese la Provincia si affida ad una norma più blanda: maggiori incentivi (un 5% in più su una base del 15% previsto per gli investimenti fissi) alle aziende che firmeranno intese con i sindacati che prevedono un coinvolgimento dei propri dipendenti alle ristrutturazioni produttive e al miglioramento della qualità dell’impresa.
In che modo? Non ci sarà uno schema precostituito, la partecipazione potrà essere più o meno intensa a seconda delle dimensioni e della tipologia dell’impresa. L’elaborazione di un ventaglio di modelli è stata demandata a Trentino sviluppo e Agenzia del lavoro, con l’aiuto di consulenti esterni: si va dal rafforzamento dei diritti di informazione delle Rsu, alla consultazione obbligatoria dei lavoratori sulle scelte aziendali, fino alle forme più forti, come la partecipazione effettiva degli stessi all’organizzazione dell’azienda con un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione, o l’azionariato dei dipendenti.
Qualche settimana fa l’assessore all’industria Alessandro Olivi ha inviato alle categorie economiche la proposta, contenuta nel regolamento attuativo della legge sugli incentivi (approvata un anno fa) per la parte che riguarda gli investimenti fissi. A inizio settembre la delibera sarà all’esame della seconda commissione per poi approdare in giunta. «Dopo i contributi alla ricerca e all’imprenditoria giovanile - spiega Olivi - con questa proposta si chiude il cerchio della riforma degli incentivi e aggiungiamo un altro tassello nella direzione di una politica bilaterale. Abbiamo cominciato con gli aiuti all’occupazione vincolati a un accordo sindacali, abbiamo proseguito con la procedura negoziale che aumenta l’obbligo di contrattazione per gli aiuti sopra il milione e mezzo di euro. Oggi premiando la partecipazione dei lavoratori nelle aziende puntiamo a proporre un modello ancora più avanzato di relazioni industriali, che possa contribuire alla gestione di una crisi di cui ancora non vediamo la fine».
In paesi avanzati, come Germania e Svezia, la cogestione è da anni un modello adottato e spesso vincente, vedi Volkswagen. Che siano nei cda o nei consigli di sorveglianza, il risultato è lo stesso: i rappresentanti dei lavoratori sono tenuti informati della gestione della società, delle sue eventuali difficoltà o successi, dell'andamento dei conti, e questo crea una corresponsabilità in azienda. È l’obiettivo che la Provincia si è data con l’articolo 22 bis della legge incentivi, «stimolare forme di partecipazione dei lavoratori alle scelte organizzative e al miglioramento della qualità delle imprese - spiega Olivi - senza vincoli, ma favorendo intese tra le parti sociali». Meno di quel che avrebbe voluto l’ex segretario della Cgil Bruno Dorigatti: «Da anni l’Unione europea ha indicato la strada della partecipazione dei lavoratori, purtroppo le parti imprenditoriali su questo sono state molto rigide, dimostrando paure che Paesi come la Germania hanno superato con esiti brillanti. Un passo in più del Trentino potrebbe essere un valore in più della nostra autonomia».
Dal sindacato arriva una spinta in questa direzione: «Confidiamo che il nuovo cda di Trentino Sviluppo sappia proporre iniziative di promozione della partecipazione e della democrazia economica, che, come dimostrano molte esperienze in Europa, rappresentano strumenti utili alla crescita dei settori produttivi», dice il segretario della Cgil Paolo Burli. «In quasi tutta Europa siamo più avanti rispetto all’Italia - insiste Franco Ianeselli - serve da un lato un lavoro culturale e dall’altra un lavoro delle parti sociali. La partecipazione significa lavoratori più informati e più cooperativi».
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