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TRENTO. La Provincia arriva in aiuto al caseificio di Fiavè con un contributo urgente dopo la terribile tegola che è capitata tra capo e collo al polo del bianco trentino per colpa delle mozzarelle blu. Il dirigente del settore ha infatti staccato un assegno di 112.320 euro.
Intanto, a quasi un mese dall'apparizione del bacillo pseudomonas, che ha provocato la colorazione blu su alcuni prodotti, il caseificio di Fiavè torna a produrre nell'impianto parzialmente rinnovato.
Il servizio Veterinario dell'Azienda sanitaria del Trentino ha infatti concesso il nulla osta dopo che i controlli e le analisi hanno dato esito positivo. Il ritorno nei negozi è previsto con gradualità, come riferisce la Federazione trentina della cooperazione.
Per ora si lavorano 100 quintali di latte al giorno e la distribuzione si limita al Trentino e l'Alto Adige e al formato di 125 grammi, nelle sue varie confezioni. Dalla prossima settimana si aggiungeranno gli altri formati e anche la distribuzione fuori dalla regione.
L’intervento provinciale va a coprire il 40 per cento della spesa effettiva che il caseificio deve sostenere per sistemare quei 250 metri di tubature dove si è annidato il maledetto batterio pseudomonas. E’ colpa sua se le mozzarelle, in determinate condizioni di temperatura, acquisiscono quel colore azzurro bello in sé, ma assolutamente fuori posto su una mozzarella, pur non portando tossicità.
Il dramma per il Caseificio Fiavè è cominciato ai primi di luglio, quando - dopo alcuni casi di prodotti provenienti dalla Germania - sono state segnalate mozzarelle blu anche con il marchio trentino. Un danno enorme dal punto di vista economico, per un’azienda che sta cercando di farsi largo a fatica, ma anche d’immagine. Fermata immediatamente la produzione, il problema è stato subito individuato. Non è il latte il problema, ma l’acqua di conservazione. E quindi i tubi di trasferimento del liquido sono stati indicati come i principali responsabili, anche per la loro vetustà.
Per riprendere la produzione è stato necessario dare il via libera alla rimozione della vecchia tubatura, ordinando nel frattempo nuovi e affidabili pezzi per
rimettere in sesto l’impianto che sforna sessanta quintali di mozzarelle al giorno, utilizzando il 25 per cento del latte che viene conferito dai duecento soci. I lavori sono pressochè finiti e si è cominciato ad effettuare le prime lavorazioni-test sulle mozzarelle.
Per il lavoro di sostituzione tubi, Fiavè deve pagare un conto di 249.600 euro, importo che la Provincia ha recepito come ammissibile, provvedendo ad una deroga sui tempi di presentazione della richiesta a ragione della situazione d’emergenza che si è venuta a creare. Secondo la legge del 2003, la Provincia ha quindi concesso un contributo pari al 40 per cento dell’importo (112.320 euro) da saldare regolarmente ogni anno per cinque anni nella misura di 22.464 euro.
Intanto, a quasi un mese dall'apparizione del bacillo pseudomonas, che ha provocato la colorazione blu su alcuni prodotti, il caseificio di Fiavè torna a produrre nell'impianto parzialmente rinnovato.
Il servizio Veterinario dell'Azienda sanitaria del Trentino ha infatti concesso il nulla osta dopo che i controlli e le analisi hanno dato esito positivo. Il ritorno nei negozi è previsto con gradualità, come riferisce la Federazione trentina della cooperazione.
Per ora si lavorano 100 quintali di latte al giorno e la distribuzione si limita al Trentino e l'Alto Adige e al formato di 125 grammi, nelle sue varie confezioni. Dalla prossima settimana si aggiungeranno gli altri formati e anche la distribuzione fuori dalla regione.
L’intervento provinciale va a coprire il 40 per cento della spesa effettiva che il caseificio deve sostenere per sistemare quei 250 metri di tubature dove si è annidato il maledetto batterio pseudomonas. E’ colpa sua se le mozzarelle, in determinate condizioni di temperatura, acquisiscono quel colore azzurro bello in sé, ma assolutamente fuori posto su una mozzarella, pur non portando tossicità.
Il dramma per il Caseificio Fiavè è cominciato ai primi di luglio, quando - dopo alcuni casi di prodotti provenienti dalla Germania - sono state segnalate mozzarelle blu anche con il marchio trentino. Un danno enorme dal punto di vista economico, per un’azienda che sta cercando di farsi largo a fatica, ma anche d’immagine. Fermata immediatamente la produzione, il problema è stato subito individuato. Non è il latte il problema, ma l’acqua di conservazione. E quindi i tubi di trasferimento del liquido sono stati indicati come i principali responsabili, anche per la loro vetustà.
Per riprendere la produzione è stato necessario dare il via libera alla rimozione della vecchia tubatura, ordinando nel frattempo nuovi e affidabili pezzi per
rimettere in sesto l’impianto che sforna sessanta quintali di mozzarelle al giorno, utilizzando il 25 per cento del latte che viene conferito dai duecento soci. I lavori sono pressochè finiti e si è cominciato ad effettuare le prime lavorazioni-test sulle mozzarelle.
Per il lavoro di sostituzione tubi, Fiavè deve pagare un conto di 249.600 euro, importo che la Provincia ha recepito come ammissibile, provvedendo ad una deroga sui tempi di presentazione della richiesta a ragione della situazione d’emergenza che si è venuta a creare. Secondo la legge del 2003, la Provincia ha quindi concesso un contributo pari al 40 per cento dell’importo (112.320 euro) da saldare regolarmente ogni anno per cinque anni nella misura di 22.464 euro.
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