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TRENTO. La liberalizzazione delle aperture dei negozi la domenica subisce una battuta d’arresto. La delibera della giunta comunale che prevede la possibilità di alzare le serrande a Trento per 10 mesi all’anno (con estensione degli orari dalle 6 alle 22.30) doveva passare lunedì in commissione bilancio e attività economiche per approdare in tempi rapidi - a inizio luglio - in consiglio. Ma proprio dalla commissione comunale è arrivato uno “stop” al provvedimento e il peso politico di questo passaggio sta nel fatto che le critiche alla giunta sono arrivate dalla sua stessa maggioranza.
Non c’è stato un parere - «perché non è previsto» chiarisce il presidente Daniele Bornancin (Pd) - ma la commissione ha deciso di riunirsi un’altra volta il 25 giugno per incontrare le categorie economiche e i sindacati. «Serve un supplemento di riflessione - spiega Bornancin - in un momento come questo di crisi economica e di calo dei consumi, decidere di tenere aperti i negozi per 10 mesi all’anno è un passaggio estremamente delicato e rischioso. I sindacati si sono espressi tutti in modo contrario e resistenze sono arrivate anche dai commercianti, perfino dalle catene della grande distribuzione alimentare».
In commissione si sono levate diverse voci contrarie all’accelerazione impressa dal Comune: oltre al presidente Bornancin, anche Ruggero Purin (ex segretario della Cgil) e Silvio Carlin (Sait), entrambi del Pd, e Franco Porta (Prc); preoccupazione e cautela anche da parte dei consiglieri Upt (Luca Pisoni e Guido De Stefano) e di Luca Trainotti (Pdl). Sintetizza così Bornancin: «Il percorso deciso dalla giunta ci sembra dettato da una fretta ingiustificata. Nei ricorsi delle grandi catene (Oviesse, Pam e Upim, ndr) il Tar per ora ha dato ragione alla Provincia e al Comune, e finché non viene impugnata dal governo - cosa che diversamente dalla legge di Bolzano non è accaduta - qui vale la legge Olivi. Tra l’altro entro giugno è previsto un incontro dei presidenti delle Regioni del Nord est con il ministro Passera per definire i criteri di recepimento delle norme nazionali, che senso ha che noi si vada subito ad una liberalizzazione totale?».
Il cambio di marcia improvviso ha dunque spiazzato molti. Anche se l’assessore Fabiano Condini, dopo il sonnacchioso vertice di maggioranza della scorsa settimana (con molte assenze) pensava di aver convinto tutti che la strada della liberalizzazione, sull’onda del decreto Monti, è inevitabile se il Comune non vuole rischiare di dover pagare i danni per i probabili ricorsi. Ha dovuto invece fare i conti con la levata di scudi in commissione, e con i tempi che a questo punto si allungheranno.
Oggi intanto sulle liberalizzazioni è in programma un incontro in Provincia: l’assessore al commercio Alessandro Olivi ha convocato i Comuni (sopra i 5 mila abitanti), le associazioni del commercio (più Poli e Sait) e i sindacati per fare il punto della situazione. Olivi difende la propria riforma contando anche sull’autorevole parere del costituzionalista Valerio Onida, e chiede ai Comuni di non mettere a rischio il fronte unitario a difesa delle prerogative dell’autonomia in materia di commercio. Messaggio rivolto in primis a Trento, che quel fronte lo ha rotto.
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