TRENTO. «Dopo una vita spesa per la sanità, avevo deciso che potevo mettermi al servizio dei colleghi che avevano espresso il desiderio di un cambiamento. Ho messo in campo una lista di alto spessore, con validi professionisti, quindi questo risultato mi ha sorpreso». Esordisce così il dottor Claudio Eccher, ex primario di chirurgia all’ospedale Santa Chiara, ma figura nota per il suo impegno politico in passato nelle fila di Forza Italia.

Che cosa non ha funzionato nella sua corsa all’elezione a presidente dell’ordine?

Pensavo che fosse una competizione tranquilla, per cui ci si potesse confrontare sul programma. Cosa è successo? Noi purtroppo siamo partiti in ritardo, nonostante avessimo colto questa esigenza di cambiamento. Penso che il nostro programma sia valido.

Vuole ricordare i punti per lei qualificanti del programma proposto?

Al primo posto c’è sempre la deontologia professionale, poi soprattutto valorizzare il concetto di rete, rafforzando la medicina di territorio e superando la visione ospedalocentrica che tuttora si sconta in Trentino. Faccio un esempio: ad un congresso medico internazionale in provincia di Bolzano, è stato detto che su mille cittadini over 65 anni, 350 vanno all’ospedale. Sono decisamente troppi. Altro problema importante riguarda la scuola di medicina generale, che doveva essere l’apripista per modelli innovativi, ma ancora non si vedono i risultati. Questo coinvolge anche i giovani medici, che sono il nostro futuro, e si devono cercare di motivare, anche abbassando la quota dell’ordine. Ma molto importante è recuperare il rapporto medico paziente, che in questi tempi si è un po’ affievolito. E ancora.

Dica pure.

È importante rafforzare la nostra voce all’interno delle istituzioni, perché ho sempre detto che una cosa è l’ordine ed un’altra il sindacato. Sono due dimensioni che vanno distinte, tanto è vero che nella mia lista non ho voluto che ci fossero rappresentanti sindacali.

Ed i suoi rapporti con Marco Ioppi?

Con lui ho sempre avuto rapporti ottimi: ci conosciamo da tanti anni e di lui ho il massimo rispetto perché ritengo che chiunque si spenda per il bene della sanità, deve essere considerato benemerito. Pensavo che la competizione avvenisse in un clima più sereno ed è chiaro che Ioppi si è mosso molto prima di me. Forse un ruolo l’hanno avuto alcuni candidati del sindacato. Mi congratulerò con il dottor Ioppi e gli chiederò di essere super partes, di recuperare quell’immagine dell’ordine che forse si era offuscata e di fare suo qualche punto del mio programma. (sa.m.)