TRENTO. La Procura della Corte dei Conti indaga sul sistema che regola i canoni di concessione delle cave di porfido. Il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato ha aperto un’indagine ha aperto un’inchiesta sulla base di un esposto presentato dal consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi e dal coordinamento lavoratori del porfido contro la Provincia e i comuni di Albiano, Lona Lases, Fornace, Baselga di Pinè e Cembra. Si vuol verificare se il canone delle concessioni non messe all’asta sia troppo basso. Sono già stati acquisiti numerosi documenti per cercare di ricostruire una vicenda assai intricata.

L’indagine cerca di verificare se nell’attuale sistema per il calcolo del canone, vi sia un potenziale danno erariale. Secondo chi ha presentato l’esposto, infatti, il canone, che viene stabilito annualmente da una commissione prevista dalla legge dalla legge provinciale 7 del 1993, sarebbe calcolato all’interno di una forchetta con un minimo e un massimo. In questo modo, però, si impedirebbe alle casse pubbliche di massimizzare gli incassi. Questo sarebbe dimostrato dal fatto che le Asuc che hanno messo a gara le concessioni hanno ottenuto un canone anche di 9 euro al metro cubo, mentre il canone per le concessioni dei comuni sarebbe molto più basso, tra i 2 e 4 euro al metro cubo.

La Procura della Corte dei Conti vuole verificare proprio questo aspetto e vuol vedere se questa differenza di canone, sempre che sussista veramente, abbia una qualche giustificazione. Secondo quanto sostenuto da Degasperi in un suo ordine del giorno di gennaio, il comune di Lona Lases nel 1994 aveva messo a gara la concessione per la cava Pianacci e la ditta che se ne è aggiudicata la coltivazione ha pagato in media negli anni 6,36 euro al metro, mentre il canone per le concessioni storiche, quelle non messe a gara, si aggirerebbe sui 2 euro e 20 centesimi. Per dare un’idea dei margini, il materiale grezzo «tout venant» viene venduto anche sopra i 40 euro al metro cubo.

Ma L’esposto prende di mira anche il sistema delle concessioni. In particolare viene presa di mira la proroga delle concessioni fatte in base all’articolo 33 della legge provinciale 6 del 2006 e della nuova legge provinciale 1 del 2017. Secondo Degasperi e i lavoratori del porfido queste norme tenderebbero a evitare la messa all’asta delle concessioni producendo un ulteriore danno erariale non indifferente.

La Procura della Corte dei Conti adesso dovrà orientarsi in tutta questa selva di norme.