TRENTO. Uno dei più forti alpinisti non soltanto italiani è tornato il mese scorso dopo l’ennesimo tentativo di aprire una nuova via sulla parete ovest della Torre Egger in Patagonia, una verticale impressionante, molto spesso battuta dal vento e colpita da pesanti scariche di neve e ghiaccio.

Una parete sulla quale nessuno si era mai avventurato prima di lui e in pochi si vogliono cimentare, divenuta quasi un’ossessione per Salvaterra.

Una tempra d’acciaio quella che gli ha permesso di “conquistare” la vetta del Cerro Torre, sulla via Maestri nell’ottobre del 1983 e di coronare la prima invernale proprio al Torre nel 1985, insieme ad Andrea Sarchi, Maurizio Giarolli e Paolo Caruso. Insomma, uno che non molla.

Del resto, la Patagonia è casa sua, la conosce come le sue tasche, quasi più delle sue Dolomiti di Brenta. Nel 1987 infatti, sempre con Sarchi tenta il concatenamento delle quattro sorelle: Cerro Standhart, Punta Herron, Torre Egger sino al Cerro Torre, senza riuscirci, ma acquisisce una conoscenza di quelle pareti, di quella roccia, di quel clima, di quelle insidie, difficile da eguagliare.

Per la conquista della ovest della Torre Egger siamo al quinto tentativo, Salvaterra era già partito per realizzare quella sua “idea meravigliosa” nel 2013, nel 2014, nel 2017 e nel 2018, ma fino ad ora sono sempre state le scariche di neve e ghiaccio a farla da padrone.