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L'ex viceopresidente Usa e candidato "scippato" alle elezioni per la Casa Bianca, Al Gore lo ha definito «Un libro unico. Com’è unica la storia che racconta».
Si tratta di «Visionario ribelle. Yvon Chouinard e la storia di Patagonia» (Limina edizioni, 304 pagine, 19,90 euro, traduzione di Silvio Bernardi), scritto da David Gelles, noto giornalista del New York Times, che ripercorre la vicenda dell'alpinista e "padre" della celebre azienda di abbigliamento e accessori di montagna.
«Yvon Chouinard - scrive l'editore milanese - non ha mai voluto diventare miliardario. Eppure ha creato un impero.
Di origini umili, insofferente a scuola, sperimenta fin da bambino la sensazione di essere un outsider: quando si trasferisce in California insieme alla sua famiglia di immigrati francocanadesi non sa una parola di inglese, le ragazze lo terrorizzano, detesta gli sport di squadra.
Ma è anche dotato di un’intelligenza rara, una manualità innata e un’invidiabile facilità nel muoversi in acqua, sugli alberi, sulle rocce: per Yvon Chouinard non è mai un problema vivere ai margini, se significa stare all’aria aperta, in simbiosi con la natura.
Crescendo, il bambino che sognava di fare il cacciatore come i suoi antenati diventa un pescatore abilissimo, un appassionato surfista e soprattutto un pioniere dell’arrampicata.
Se si trova anche a fondare un’impresa come Patagonia è quasi per caso: a lui e alla sua comunità di dirtbagger – alpinisti nomadi, artigiani, spiriti liberi – servivano abbigliamento e attrezzatura all’altezza delle loro imprese sportive.
La sua piccola attività si rivela presto un’azienda di successo crescente, fino a diventare il colosso globale che tutti conoscono. Ma Chouinard non viene mai meno ai suoi ideali, fino alla fine.
Visionario ribelle racconta con passione la vita fuori dagli schemi di un uomo che ha saputo dire no alle logiche del capitalismo tradizionale.
Scelte radicali ed eccezionali imprese alpinistiche, avventure vissute negli angoli più sperduti del pianeta e ideali messi continuamente alla prova: la storia di Patagonia, e del suo fondatore, ci invita a ripensare il nostro rapporto con il denaro, il lavoro, la natura. Dandoci una lezione unica di libertà, coraggio e amore per il pianeta su cui viviamo».
Nel settembre 2022 Chouinard ha annunciò la decisione di cedere la società Patagonia a un fondo ad hoc e a un'organizzazione non profit, affinché tutti i profitti siano utilizzati per finanziare azioni contro il cambiamento climatico e per supportare anche altre cause ambientaliste.
Yvon Chouinard e la sua famiglia hanno quindi ceduto la società trasferendo le loro azioni, valutate circa 3 miliardi di dollari, alle due entità create per preservare l'indipendenza della compagnia e garantire che tutti i suoi profitti - circa 100 milioni l'anno - siano usati per combattere il cambiamento climatico e proteggere le terre non sviluppate nel mondo.
«Speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo che non si risolva con pochi ricchi e un sacco di poveri, stiamo cedendo la massima quantità di denaro a persone che stanno lavorando attivamente per salvare questo pianeta», spiegò Chouinard.
Patagonia continua a operare come società privata a scopo di profitto, con base a Ventura, in California, vendendo oltre un miliardo tra giacche, cappelli e pantaloni da scii ogni anno. Ma i Chouinard, che hanno controllato Patagonia sino ad agosto 2022, non sono più proprietari dell'azienda. La famiglia ha trasferito irrevocabilmente le azioni con diritto di voto, pari al 2% del totale, in una nuova entità denominata Patagonia Purpose Trust.
Il fondo, supervisionato da membri della famiglia e da loro stretti consiglieri, mira a garantire che Patagonia tenga fede al suo impegno di gestire l'attività in modo socialmente responsabile e ceda i profitti.
La famiglia ha donato il restante 98% delle azioni comuni alla nuova non profit Holdfast Collective, che riceverà tutti i profitti della compagnia e li userà per contrastare il climate change. Un'operazione, quest'ultima, che non comporta alcun beneficio fiscale, mentre l'altra operazione costò ai Chouinard pagheranno 17,5 milioni di tasse per la donazione.
